Caro Sindaco Mellone, sulla questione della gestione dei reflui va bene tendere la mano a Porto Cesareo, ma è necessario comunque porre molta ATTENZIONE sul prosieguo della questione

Durante l’incontro avvenuto nei giorni scorsi sull’argomento, l’amministrazione comunale ha avanzato la proposta che il Comune di Nardò potrebbe concedere il collettamento dei reflui di Porto Cesareo a condizione che venga approvato un nuovo protocollo che preveda espressamente l’adeguamento dei due depuratori di Porto Cesareo e di Nardò alle caratteristiche tecnologiche di quello di Fasano, con un sistema per il controllo dei reflui a seconda della popolazione fluttuante (soprattutto durante il periodo estivo).

L’impianto di Fasano dovrebbe utilizzare, come noto, le acque in eccesso rispetto all’uso agricolo (ormai di grande qualità) per il ravvenamento della falda attraverso delle trincee drenanti che consentono alle acque depurate di ritornare nel sottosuolo, come del resto auspicato dallo stesso Presidente Emiliano nell’inaugurare questo tipo impianto, prendendolo come esempio virtuoso su cui deve fondarsi il nuovo Piano di Tutela delle Acque.
Con un impianto del genere, una volta approvate le nuove linee guida comunitarie che consentiranno il ravvenamento della falda, si eviterà il recapito finale a mare delle acque reflue.
Nelle more, le acque in surplus rispetto all’uso agricolo dovrebbero essere smaltite attraverso l’attuale scarico in battigia opportunamente depurate.
Queste, a grandi linee, le scelte emerse durante l’incontro.
Dicevamo però che è necessaria molta attenzione, perché anche nella parte del protocollo approvato dalla passata amministrazione (fatta salva dalla revoca parziale dell’attuale amministrazione), erano contenute buona parte di queste previsioni che, purtroppo, ad oggi non sono state ancora finanziate, nonostante la Regione abbia impegnato ingenti risorse europee per la depurazione.
Per questo staremo tranquilli solo se la Regione, attraverso una delibera di giunta, non solo approverà il nuovo protocollo con le soluzioni progettuali sopra indicate, ma impegnerà contestualmente anche le relative risorse.
In caso contrario vorrà dire che la Regione, aldilà delle belle parole del Presidente Emiliano contro lo scarico a mare, è intenzionata insieme all’AQP ad attuare il vecchio e tanto avversato progetto di scaricare a mare reflui depurati al minimo, attraverso una condotta dalla lunghezza insufficiente. Se tali dovessero rivelarsi le intenzioni della Regione, inutile rimarcarlo, troveranno sempre la nostra ferma opposizione.
Auspichiamo quindi che l’amministrazione comunale, finché non avrà certezza che ci siano le risorse necessarie ad attuare i progetti migliorativi proposti, non dia il nulla osta a nessuna opera. Tantomeno il collettamento dei reflui di Porto Cesareo a quelli di Nardò. Anche perché, al contrario di quanto sostiene qualche amico di Porto Cesareo, Nardò non ha nulla da temere in merito ad eventuali responsabilità per l’eventuale sanzione comunitaria. Infatti, come più volte ribadito, la prima a non aver rispettato i contenuti del protocollo, non finanziando finora le opere più importanti, è proprio la Regione Puglia. Per questo, la lettera di Limongelli, che tenta di addossare le responsabilità al Comune di Nardò (viene da sorridere) appare per noi solo un tentativo di “spauracchio” facilmente smontabile in sede giudiziaria.

Lorenzo Siciliano
Consigliere comunale
Partito Democratico

Paolo Maccagnano
Consigliere comunale
Nardò Liberal

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