IL SINODO DELL’AMAZZONIA FA EMERGERE L’ANOMALIA DEI DUE PAPI

Dalnumero di gennaio-febbraio di “ANXA” si riporta l’articolo

Il compito più importante della missione pastorale della Chiesa è l’evangelizzazione che Papa Francesco continuamente fa, sia durante la messa mattutina alla Chiesa di Santa Marta, sia nei brevi commenti del brano evangelico domenicale ai fedeli radunati in piazza San Pietro.
Il Vescovo Mons. Nunzio Galantino nel 2016 scriveva che l’evangelizzazione richiede talvolta “una quotidianità semplice e specialmente una testimonianza coerente perché oggi si ha bisogno più che di maestri di testimoni” (La gioia di una quotidianità semplice, in “Il Sole 24 Ore”, 13 agosto 2016).
Il Papa più volte ha parlato del “primato della testimonianza”, della ”urgenza di andare incontro agli altri” e di un progetto pastorale “centrato sull’essenziale” (Cfr. Discorso alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, 14 ottobre 2013). “Ciò di cui abbiamo bisogno, specialmente in questi tempi, -ha detto in quell’occasione- sono testimoni credibili che con la vita e anche con la parola rendano visibile il Vangelo, risveglino l’attrazione per Gesù Cristo, per la bellezza di Dio” ed ha esortato i partecipanti “come figli della Chiesa a continuare il cammino del Concilio Vaticano II, a spogliarsi di cose inutili e dannose, di false sicurezze mondane che appesantiscono la Chiesa e danneggiano il suo vero volto”.
La nuova evangelizzazione, secondo il Papa, è“un movimento rinnovato verso chi ha smarrito la fede e il senso profondo della vita”, che tende a risvegliare la speranza “specialmente dove essa è soffocata da condizioni esistenziali difficili e a volte disumane” . Francesco, sempre sorretto dalla forza dello Spirito, non curante delle difficoltà e degli ostacoli che la odierna società, travagliata dall’odio e dal maligno, gli frappone, guida serenamente e con decisione la barca di Pietro nell’attuazione del suo programma pastorale incentrato, in questi ultimi mesi, sul Sinodo dell’Amazzonia.

Il Sinodo dell’Amazzonia
Con la messa persieduta dal Papa nella Basilica di San Pietro, domenica 6 ottobre 2019, si è aperto il Sinodo per l’Amazzonia, l’assemblea speciale dei Vescovi della regione amazzonica sul tema: Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale. L’obiettivo del Sinodo, aveva precisato il Papa il 15 ottobre 2017, indicendolo, è “trovare nuove vie per l’evangelizzazione di quella porzione del popolo di Dio, in particolare le persone indigene, spesso dimenticate e senza la prospettiva di un futuro sereno, anche a causa della crisi della foresta amazzonica“. Padre Antonio Spadaro, direttore de ”La Civiltà Cattolica”, aveva aggiunto che ”l’Amazzonia rappresenta per il nostro pianeta una delle maggiori riserve di biodiversità (circa un terzo della flora e fauna del mondo) e di acqua dolce (un quinto dell’acqua dolce non congelata); possiede più di un terzo dei boschi primari del pianeta” (Perché un Sinodo per l’Amazzonia? Ancora, Milano, 2019, 2° di copertina). La crisi climatica ed ecologica che incombe su quella regione, necessita di una Chiesa sempre più missionaria, in considerazione della presenza di un notevole numero di persone povere, disseminate in un territorio molto esteso le quali, a causa della mancanza di sacerdoti che celebrino l’Eucaristia, che è il fulcro della vita cristiana, conducono una vita religiosa molto precaria. La messa, infatti, qui, viene celebrata una volta ogni uno o due anni. “Occuparsi di Amazzonia -continua Padre Spadaro- significa inoltre occuparsi non di questioni locali o settoriali, ma di che futuro vogliamo per il mondo e anche per la Chiesa”, Infatti i temi discussi nel Sinodo, dall’annuncio del Vangelo all’attenzione verso gli ultimi, alla nuove frontiere della pastorale e al rispetto del Creato, riguardano la Chiesa universale.
Gli abitanti dell’Amazzonia sono circa 34 milioni di 8 nazionalità, di cui oltre 3 milioni sono indigeni appartenenti a circa 390 gruppi etnici. I partecipanti ai lavori del Sinodo, con diritto di voto, sono stati 184.
Questo Sinodo per la verità è stato preceduto da un gran parlare dei media. Sia per le grandi speranze e sia anche per le molte perplessità che esso suscitava, in ragione dei temi che aveva in calendario, primo fra tutti quello del celibato dei preti. In effetti le polemiche e le prese di posizione che sono seguite confermano che la grande attenzione che l’ha preceduto non era infondata.
Il Sinodo si è conluso il 27 ottobre scorso ed ha elaborato un documento finale che il Papa utilizzerà per la stesura dell’Esortazione Apostolica che raccoglierà le istanze sinodali ed offrirà precise indicazioni alla Chiesa locale dell’Amazzonia e alla Chiesa universale per l’attuazione di una rinnovata evangelizzazione.
Nel documento conclusivo, incentrato sul termine conversione, emergono tre argomenti innovativi di interesse generale che postulano la conversione pastorale, culturale, ecologica e sinodale invocata dai Padri e voluta dal Francesco. Innanzitutto si auspica che venga istituita una commissione che dovrebbbe studiare la possibilità di realizzare, per quelle popolazioni, un nuovo “rito amazzonico cattolico” onde valorizzare le peculiarità teologiche, liturgiche, disciplinari e spirituali di quella terra. Non sarebbe una novità perché attualmente, nella Chiesa cattolica, non esiste solo il rito latino, ma circa altri 23 riti, alcuni dei quali non sono caratterizzati dalle semplici differenze liturgiche, ma riguardano la struttura stessa della comunità ecclesiale, come ad esempio il sacerdozio uxorato. La seconda proposta riguarda l’istituzione dei ministeri ordinati cui possano accedere uomini e donne e la riapertiura della commissione, a suo tempo istituita, per lo studio del diaconato femminile. L’ultimo argomento, su cui da tempo si discute e sul quale si è fermata l’attenzione dei media, è la possibilità di conferire l’ordine del presbiterato a diaconi permanenti, anche se ammogliati, in casi di particolare necessità. Questa proposta è motivata da un duplice principio teologico: il primo consiste nel diritto della comunità alla celebrazione eucaristica poiché, “l’Eucaristia edifica la Chiesa e la Chiesa fa l’Eucaristia” (GIOVANNI PAOLO II, Enciclica Ecclesia de Eucharistia, 17 aprile 2003, n. 26) e il secondo nel fatto che ”la perfetta e perpetua continenza per il regno dei cieli […] non è certamente richiesta dalla natura stessa del sacerdozio” (Decreto Presbyterorum ordinis del Vaticano II n. 16).

I contestatori insorgono
Il Sinodo, come era prevedibile, ha sollevato polemiche e contestazioni . Addirittura, prima che cominciasse, un gruppo di studiosi ultratradizionalisti, laici ed ecclesiastici, ha accusato Papa Francesco di eresia per aver partecipato ad una cerimonia nei giardini vaticani in cui venivano portate in processione immagini, simboli della realtà amazzonica, come la statuetta della loro dea Pachamama, condotta a Roma dagli indigeni.
La contestazione però che ha fatto maggiore rumore ed ha sollevato violente reazioni anche nell’entourage di Francesco, ha avuto come ispiratore il Cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione del culto divino e della disciplina dei sacramenti, capofila degli oppositori di Francesco nella Curia romana. Sarah ha pubblicato, il 15 gennaio scorso, un libro in Francia (Ed. Fayard di Nicolas Diat) dal titolo Des profondeurs de nos coeurs (Dal profondo del nostro cuore) sul celibato dei preti, che contiene anche uno scritto inedito sullo stesso argomento di Benedetto XVI. Il libro perciò ha due autori, Robert Sarah e Ioseph Ratzinger – Benedetto XVI. La pubblicazione del libro logicamente è stata interpretata come una interferenza, per usare un eufemismo, in una decisione approvata dal Sinodo e sulla quale dovrà pronunciarsi il Papa. Raniero La Valle considera la vicenda una “occasione propizia per dare una spallata a un pontificato obbediente al Vangelo e perciò inviso al potere e per sdoganare la risorsa dell’ex papa per farne la bandiera della crociata controriformista, rovinandogli la più geniale delle sue innovazioni, quella del papa in quiescienza” ( Porpore dissidenti, in “Newsletter, n. 178, 17 gennaio 2020). Questa vicenda ha sollevato un gran polverone e una forte indignazione tra i sostenitori di Bergoglio per cui l’Arcivescovo Georg Ganswein, segretario particolare di Ratzinger, è stato indotto a far ritirare la firma di Benedetto XVI dall’esplosivo pamphlet, cercando invano, non senza imbarazzo, di mettere una toppa al pasticcio che ormai era stato fatto.
Quanto sia stato spontaneo e volontario il consenso di Benedetto alla pubblicazione del suo testo è tutto da dimostrare, tenuto conto delle sue condizioni di salute molto precarie e principalmente del fatto che, nel momento in cui egli si è dimessso, aveva chiaramente detto ai Cardinali: “Tra di voi c’è anche il futuro Papa a cui prometto la mia incondizionata riverenza ed obbedienza”. Inoltre, appena Bergoglio fu eletto, gli aveva ribadito al telefono: “Santità fin d’ora prometto la mia totale obbedienza e la mia preghiera” (M. POLITI, Ratzinger entra in guerra contro Bergoglio. Uno scontro che sa di ricatto, in www.ilfattoquotidiano.it del 13 gennaio 2020). E’ perciò impensabile che Ratzinger abbia voluto venir meno a questo impegno solenne “necessario perché la Chiesa -continua Marco Politi- si abituasse senza scosse ad avere un pontefice in pensione”. Ora si è assodato che la vicenda è stata gestita dal segretario particolare dell’ex Papa, Mons. Georg Ganswsein, Prefetto della Casa Pontificia che “doveva solo essere trait-d’union e rasserenante fattore di normalizzazione nella scivolosa stagione del doppio Pietro, invece finisce invariabilmente descritto dai media nell’epicentro di trame , bufere, veleni d’Oltretevere”(G. GALEAZZI, Padre Georg, l’ombra del Papa emerito a fianco di Francesco, in “La Stampa”, 16 gennaio 2020). Ganswein non ha saputo gestire, scrive Paolo Rodari, “nel modo migliore la presenza in Vaticano del Papa emerito, e in particolare le pressioni dei molti ratzingeriani delusi che da sempre spingono perché la voce di Benedetto risuoni forte e chiara” (Francesco congeda padre Georg. Troppi errori accanto a Ratzinger, in “La Repubbluica”, 6 febbraio 2020). Peraltro Ganswein non si è fatto scrupolo di sostenere le richiete dei ratzingderiani perché ritiene che in Vaticano, come disse in occasione della presentazione del libro “Oltre la crisi” di Roberto Regoli nell’Università Gregoriana (20 maggio 2016), “c’è un ministero allargato con un membro attivo e un membro contemplativo”. A suo dire Benedetto XVI aveva fatto solo ”un passo di lato per fare spazio al suo successore e a una nuova tappa della storia del Papato”, quasi adombrando la presenza contemporanea nella Chiesa di due Papi, uno regnante e l’altro orante.
Papa Francesco non ha potuto far finta di ignorare il caos che si è venuto a creare e perciò “a monsignore Ganswein, o a chi per lui, ha chiesto di assistere meglio Benedetto XVI perché nessuno usi il suo prestigio” e di prendersi intanto un po’ di congedo. Francesco, chiosa ancora Alberto Melloni, “non è né disattento né intimidito: chi lo conosce non se ne sorprenderà. Per gli altri è un avviso.. (Ferri corti in Vaticano, in “La Repubblica”, 6 febbraio 2020) Il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, a margine del simposio internazionale sulla Pedagogia della santità (Sala Pio X in Vaticano, 5-9 febbraio 2020), ha chiuso definitivamente la questione ribadendo che “il Papa è uno solo, perché il Papa è colui che ha l’autorità papale. Chi non ha più questa autorità non è più Papa: questo è molto chiaro” Cfr,M. FRANCO, Finisce l’era dei due Papi. Nuovi scenari, in “Corriere della Sera”, 9 febbraio 2020).
Il libro Dal profondo del nostro cuore è stato pubblicato in italiano dall’editore David Cantagalli con la seguente firma: “Robert Sarah con Joseph Ratzinger /Benedetto XVI”. Si compone di una nota del curatore, (N. Diat) , di una Introduzione, di due parti: la prima scritta da Ratzinger (pp.21-54) dal titolo:Il sacerdozio cattolico, la seconda scritta da Sarah (pp.55-128), dal titolo: Amare fino alla fine.Sguardo ecclesiologico e pastorale sul celibato sacerdotale e da una conclusione.

Una riflessione storico-teologica sull’obbligo del celibato
Gli autori di: Dal profondo del nostro cuore costruiscono la difesa del celibato presbiterale su una visione della Sacra Scrittura, della liturgia e della Chiesa priva di qualsiasi riferimento ai documenti del Vaticano II, sul cui insegnamento molti oggi si affannano ad operare un continuo revisionismo. Francesco invece lo considera il perno del suo magistero. Ciò gli ha consentito, nei conflitti interni alla Chiesa, di porre in evidenza il contenuto del Concilio e di mettere in crisi l’equilibrio ecclesiale che aveva gradualmente “bloccato” ogni possibile riforma. L’altro elemento che accomuna i due testi è la tesi, tutta da dimostrare, che c’è un legame ontologico sacramentale tra celibato e sacerdozio per cui non è possibile l’esistenza di uno senza l’altro. Ciò però non trova conferma né nella Sacra Scrittura, né nella Tradizione ecclesiastica ( Cfr. il mio Sessualità, matrimonio e celibato, in “Anxa”, genn-febb. 2019, pp. 38-40), né nel ministero dei Papi, a cominciare da Pio XII che “negli anni ‘50 fece ordinare preti degli ex pastori luterani sposati” e a finire a Benedetto XVI che, con l’Esortazione Apostolica Anglicanorun Coetibus del 4 novembre 2009, stabilì che “i preti e i fedeli venuti alla chiesa cattolica dall’anglicanesimo potessero essere ordinati preti anche se sposati” (Cfr. A. MELLONI, art. cit). Inoltre il sacerdozio uxorato esiste già tra gli ortodossi e in altri riti della Chiesa cattolica (Cfr, S. DIANICH, Nessuna infedeltà dottrinale, in “Vita pastorale” , febbraio 2020). Il ragionamento di Sarah, secondo il teologo Andrea Grillo, è approssimativo, contraddittortio, scomposto e pieno di errori teologici e storici” (La fragile ontologia del celibato: Perplessità nella mente e scandalo nel cuore, in Blog, comesenon, 16 genaio 2020).
Spirituale, con alcuni riferimenti storico-teologici, è invece l’argomentazione di Ratzinger. Egli ritiene che il sacerdozio era ed è in funzione dell’esercizio del culto. L’atto cultuale “passa attraverso un’offerta della totalità della propria vita nell’amore” che fa diventare uno con Cristo e “rinunciare a tutto ciò che appartiene solo a se stessi” (p. 26). Il presbitero della Nuova Alleanza, secondo l’insegnamento di Gesù, deve assimilarsi quindi il più possibile a Cristo. Ciò avviene attraverso la celebrazione regolare o addirittura quotidiana dell’Eucaristia (p. 38) che cambia “radicalmente” la vita dei sacerdoti della Chiesa cattolica. L’obbligatorietà del celibato nascerebbe dalla celebrazione quotidiana dell’Eucaristia, che implica uno stato permanente di servizio a Dio e quindi l’impossibilità di un legame coniugale. Sicché conclude: “ l’astinenza sessuale funzionale si è trasformata in astinenza ontologica” senza che questo sia “la conseguenza di un disprezzo per la corporeità e la sessualità” (pp. 39-40). Non risulta però sufficientemente comprensibile, da questo assunto, il passaggio dall’astinenza funzionale alla astinenxa ontologica.
I due autori hanno una visione bibblico-teologica ferma, come ebbe a dire il Cardinale Martini prima di morire, a 200 anni addietro. Rivelazione e Tradizione ecclesiastica non sono due realtà statiche, immutabili, ma vanno sempre meglio conosciute e proiettate nella vita quotidiana attraverso la capacità di cogliere i segni dei tempi, ossia le esperienze del mondo moderno da cui la Chiesa ha qualcosa di decisivo da imparare. La Chiesa non può rimanere blindata in un sistema dottrinale immodificabile, ma deve adoperarsi perché esso possa continuare ad essere compreso da tutti gli uomini di ogni tempo e in ogni luogo. Perché il contenuto della Rivelazione possa continuare ad interessare, ad essere conosciuto, apprezzato ed utilizzato dagli uomini di ogni tempo occorre lungo il corso della storia riceverlo e poi trasmetterlo in altre mani. Questo vale ovviamente per le verità rivelate non per le norme disciplinari che la Chiesa nel corso dei secoli ha fatto e modificatoi più volte. Per cui l’obbligatorieta del celibato sacerdotale, che non è un dogma, ma una norma disciplinare, se lo richiedono particolari situazioni geografiche o storiche, può essere modificato.
Ciò detto va precisato che i due cardinali ignorano sia la rinnovata teologia dei ministeri delineata dal Concilio e sia ciò che Francesco ha precisato, nella conferenza stampa nel viaggio di ritorno dal GMG del Panamà il 27 gennaio 2019, ossia che Egli non intende abolire la obbligatorietà del celibato per i presbiteri, ma solo prendere in cosiderazione situazioni particolari ove, per la penuria dei preti, i fedeli sono privati per lungo tempo della celebrazione eucaristica.
In questa analisi va però messo in evidenza un paradosso. Ratzinger, da Prefetto della Congregazione della dottrina della fede, ha censurato i teologi che si permettevano di dissentire dalla dottrina che il Papa del tempo proponeva, mentre oggi da “ Vescovo emerito” –nota lo storico Massimo Fagioli- si trova, al di là delle sue intenzioni, in profondo contrasto con la Chiesa che ha contribuito ad edificare”(Padri e figli del Vaticano II. In dialogo con massimo Fagioli, di A. GRILLO, in www. cittadellaeditrice. com, 24 gennaio 2020).
Dinanzi a tanta confusione viene spontanea una domanda : a chi giova tutto questo caos? Possiamo dire con certezza a chi non giova. Non giova alla Chiesa e non giova al popolo di Dio che anzi ne esce frastornato e incredulo. Nel bailamme creato dalla pubblicazione di questo libro è intervenuto Il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), “che è uomo mite e attento a misurare le parole per natura e non solo per ruolo” (M.A. CALABRO’, Con Framcesco o fuori dalla Chiesa. Il duro sfogo del Presidente della CEI, in “L’Huffington Post” , 25 gennaio 2020). Egli, incontrando i giornalisti in occasione della festa di San Frncesco di Sales, riferendosi ai continui attacchi al Papa, ha detto testualmente: “Se a qualcuno non piace questo Papa lo dica perché è libero di scegliere altre strade. Criticare va bene, ma questo distruttismo no. C’è troppa gente che parla del Papa e a qualcuno io ho detto: fai la scelta di evangelico se non ti va bene la Chiesa cattolica”. L’intervento deciso del Cardinale, da lui stesso definito “uno sfogo”, segna la misura della tensione che si respira nella comunità ecclesiale (G.G. VECCHI, Bassetti attacca chi critica il Papa. Liberi di scegliere altra strada , in “Corriere della Sera” 26 gennaio 2020).
Questa diatriba generata dalla pubblicazione del libro con la firma di Benedetto XVI pone un’altra importante questione: lo status di “Papa emerito”, la necessità cioè di un documento che definisca status, doveri e respobsabilità di un Papa che ha rinunciato al suo incarico. Giacchè non vi erano e non vi sono indicazioni precise a livello canonico, dimettendosi, Ratzinger decise di conservare l’abito bianco e di assumere il titolo di Papa emerito, titolo questo che non ha precedenti e che il gesuita Gianfranco Girlanda ritiene discutibile (Cfr, Cessazione dell’ufficio di romano pontefice, in “La Civiltà Cattolica”, 2 marzo 2013, pp, 445-462). Purtroppo, l’aver conservato il nome di Benedetto, l’abito bianco e l’avere la residenza in Vaticano fa pensare, anche inconsciamente, che ci siano due Papi o comunque una sorta di magistero parallelo. Ora non è facile rimediare. Sarebbe stato necessario che lo stesso Benedetto, dopo la rinuncia, avesse deciso di lasciare al successore la responsabilià di definire il suo status

Conclusione
Di fronte a questa significativa ed insolita patologia religiosa come ha reagito la comunità ecclesiale italiana? La maggior parte di vescovi, preti e laici, non hanno percepito la gravità della situazione e non hanno compreso a sufficienza il tipo di cambiamento che Francesco sta cercando con tutte le sue forze di portare avanti. Si brancola nel buio e non si riesce o non si vuole trovare una via d’uscita. Ognuno interpreta il cambiamento a modo suo. Si confonde liturgia con rubricismo, diritto con legalità, servizio con potere, sostanza con formalità esteriori, autorevolezza con autoritarismo, che è espressione del clericalismo e che Francesco considera la causa di tutti i mali della Chiesa. La comunità ecclesiale, che dovrebbe avere come legge il Vangelo e come centro l’Amore di Cristo, è tentata di far propria la dialettica della politica attraversata da correnti e fazioni che si scontrano.
Essenziale, per un radicale rinnovamento, è quanto scrive il Vescovo emerito di Caserta Raffaele Nogaro che, intervistato da Mariapia Bonanate, si dice “in profonda sintonia con Francesco” e nota che “prima valeva il principio exrtra ecclesiam nulla salus (al di fuori della Chiesa non c’è salvezza) mentre Francesco ha compiuto una rivoluzione” dicendo che “non è la Chiesa che salva ma Cristo”(Francesco è l’uomo del Vangelo, in “Vita Pastorale” dicembre 2019).
Il Papa, durante gli auguri alla Curia romana il 21 dicembre scorso, ha insistito sullo spirto della riforma che Egli sta avviando ed ha stigmatizzato coloro che per “rigidità e paura del cambiamento” non intendono far nulla per avviarla.
La Chiesa italiana ha bisogno di un Sinodo, ripete Francesco, che parta però dal basso e vada verso l’alto. Non è però facile e il Papa lo sa. Per convincersi della necessità di avviare un percorso spirituale che porti al Sinodo occorre saper dialogare con tutti e ascoltare la voce del Papa. Sino a quando perciò non si vedranno Sacerdoti e laici riuniti intorno ad un tavolo a leggere, studiare, approfondire e porre in atto la Evangelii gaudium non si riuscirà ad organizzare un vero Sinodo in Italia

Pantaleo Dell’Anna

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