A Nardò: una “chiazza” di colori

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Quando eravamo adolescenti, durante il fine settimana, i nostri genitori ci portavano “alla chiazza”.
I vicoli del centro storico erano bui e popolati solo dal cigolio di qualche bicicletta arrugginita.
Le luci accese erano quelle dei circoli ricreativi che in piazza Salandra offrivano punti di ritrovo per associazioni quali operai, marinai, muratori, ecc. In un piccolo bar ci compravamo il cannolo o il rustico caldo, a volte un glassato scagliozzo, se c’era l’ape nei pressi della guglia. La domenica più straordinaria era quella in cui ci portavano al Cinema Moderno a vedere una fiaba oppure un film storico o biblico (“Annibale contro Pirro”, “I Dieci Comandamenti”, “Sansone e i Filistei” ecc…) da raccontare fieri il giorno dopo in un tema d’italiano, a scuola. Camminavamo mano nella mano, lungo il basolato quasi deserto, tra il vociare di qualche cantina nascosta o il sibilo di qualche bottega semi aperta, al barlume di una tenue lampada. Lì, “alla chiazza”, non potevamo mai andarci da soli, anche perché nel centro storico spuntavano non di rado paesani davvero inquietanti per noi ragazzi, neretini come “Ucciu capu russu” oppure “Mariata”. Era quella l’occasione giusta per saltare in braccio a uno dei due, della mamma oppure di papà, e di restarci accucciati senza fiatare.
La colonna di piazza Salandra si accendeva di qualche lumicino che noi ragazzi lasciavamo durante l’avvento uscendo dalla cattedrale, dopo la novena. Il silenzio aleggiava nella sera e, contenti, tornavamo a casa con un grano di scagliozzo ancora sulle labbra.
Era proprio la piazza, la meta dell’uscita domenicale. Niente pub, niente sagre, niente aperitivi e aperi-cena, niente musica popolare, niente arrosticini, niente trenini e luminarie, niente stand o notti bianche.
Il centro storico di Nardò era un deserto di anime e ricordi. Così è continuato ad essere per lungo tempo. Adesso, girando per quelle vie, svoltato l’angolo di San Domenico, c’è profumo di gastronomia locale e prodotti tipici. Le luci splendono e gli eventi accendono la città di vita, incontri e racconti. Più in là, verso il chiostro dei Carmelitani, dove mio padre andava a vendere “li purpi”, si esibiscono fachiri e maghi, super eroi e beniamini dei cartoni animati rendono felici i bambini, si regalano caramelle. I ragazzi, le famiglie, i giovani, le comitive, popolano i tavolini dei pub, la gente ha ritrovato il gusto di essere e sentirsi città, di percorrere quelle strade un tempo vuote e prive di attrattive. La piazza sta diventando sempre più centro di interesse, racconto di tradizioni e sapori, salotto di convivialità e scoperte. Nardò finalmente diventa luogo da percorrere conoscere e valorizzare. Nardò finalmente presenta a tutto il Salento la sua affascinante piazza, una “chiazza” di colore, e il suo inseparabile centro storico. Continuiamo a costruire il futuro del nostro territorio, adoperiamoci affinché si diffonda una mentalità del bene comune, capace di favorire lo sviluppo e la crescita di quel capitale umano che passa tra le mani della città.

Rosi Fracella

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