Al Procuratore Capo della Repubblica di Lecce Dr. Leone De Castris

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Egregio Procuratore, so perfettamente che farsi ricevere da un Procuratore della Repubblica non è per niente cosa facile, ma devo comunque tentare lo stesso per il bene della mia famiglia. E so pure che potrebbe non interessare a nessuno farsi pubblicare una lettera come questa, ma quando si parla di ingiustizie e di maltrattamenti è difficile non attirare attenzione.

In special modo io, da sempre sindacalista dissidente, devo correre questo rischio di far giungere la mia voce ad un Procuratore, che apprendo sia essere persona sensibile e perbene.

Sto subendo delle illegalità e sopraffazioni inaudite, in questa nostra provincia e da troppi anni, solo perché riesco a sollevare delle critiche, ad avanzare giudizi e a dire la mia senza paraocchi, oppure, quel che è peggio, perché sprovvisto di capi e capetti.

Sto patendo le punizioni dell’inferno perché non ho santi in paradiso, e insieme a me la famiglia che, poveretti, soffrono in silenzio e non riescono più a sostenere il peso delle angherie e delle prepotenze di alcune istituzioni, che al posto di aiutarti e sostenerti come persone oneste, favoriscono ed incoraggiano, invece, chi delinque e conduce vita insana in questa società.

Si, Dr. De Castris, purtroppo questa è la triste realtà sociale che sto esperimentando sulla mia pelle:

chi compie reati e delinque spesso, da alcuni servizi pagati da tutti i cittadini, si vede quasi adulato e protetto, a danno di noi umili onesti, ed irreprensibili cittadini che nella nostra vita abbiamo sempre rispettato le regole della democrazia, perché le sentiamo vive e dentro di noi come nostre, di noi incorruttibili che abbiamo nel codice genetico la Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza anti-fascista.

Oggi chi ha capacità di mettere allo scoperto alcune situazioni sociali, di persone spesso incapaci, ma che hanno il compito di gestire la tua esistenza, si viene umiliati ed anche offesi, maltrattati come se fossimo un avanzo di galera, come se vivessimo ai margini di questa società.

Spesso mi sono chiesto, in questo periodo, se il mio ruolo sociale, politico e sindacale, di persona retta che si è sempre posta a difesa delle istituzioni, mi abbia più danneggiato anziché garantito.

Se non sarebbe stato meglio disinteressarsi di tutto ciò che è accaduto, ed accade in questa società.

Invece siamo inguaribili uomini liberi, amanti della sovranità popolare e della democrazia “che ci interessa, ce ne dobbiamo occupare, come diceva Don Milani”.

All’Egregio Procuratore, alla sua segreteria particolare, ho già scritto e chiesto, nonché esposto nello specifico e nel dettaglio, quali sono i motivi dell’urgenza dell’istanza di essere ricevuto.

Le motivazioni nel farmi pubblicare la presente risiedono, non nel fare clamore fine a sé stesso perché non è questo il caso, ma quanto per far comprendere, nonché mandare un messaggio, che un cittadino oggi nella mia situazione non può far altro che rivolgersi ad un Procuratore per stigmatizzare e biasimare alcune condotte di taluni funzionari, che credono di poter mortificare una famiglia, come se vivessimo ancora agli inizi del ‘900.

Sono sicuro che la mia istanza verrà accolta, e nell’attesa di un’urgente riscontro

Invio un cordiale saluto.

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