Alle “Cenate” di Nardò uno spettacolo di nome don Tonino

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Un piccolo palcoscenico e…una grande storia, una storia di quelle che ti scavano dentro, che ti invitano a sognare in grande, ma anche a restare svegli nel proprio vissuto, nella propria città, tra le pieghe della propria Terra. Una di quelle storie che non smettono mai di scioccare, interpellare, stravolgere e coinvolgere. In due parole: don Tonino, scintilla salentina intramontabile di fuoco, di valori, testimone scomodo di un vangelo out out.

E’ cominciata proprio così, con il suono delle sue parole, dei suoi testi e delle sue lettere, la serata che si è svolta ieri nella parrocchia della B.V. Addolorata (Cenate) di Nardò. L’attuale parroco don Riccardo Personè e il Volontariato Vincenziano hanno organizzato l’evento a scopo solidale, sensibilizzando all’altruismo e alla conoscenza della figura di don Tonino, testardo testimone di Cristo, del Cristo che ti viene a cercare e ti fa dormire nella sua cinquecento sgangherata anche se puzzi di vino e nessuno più ti vuole per amico.
Il messaggio del vescovo salentino è stato portato a tutti i presenti dalla compagnia teatrale “la Busacca” che, in un flash back farcito di ricordi ed emozioni, ha fatto rivivere i momenti salienti della sua vita, gli incontri con la gente, gli eventi più importanti che hanno caratterizzato la sua esperienza umana e soprattutto gli altri, questi “benedetti” altri che non gli hanno mai dato pace, gli altri per i quali sua eminenza, con il pastorale di legno stretto nel pugno, ha attraversato oceani tempestosi e periferie di solitudini. Nel sogno, in quell’ultima notte prima di morire, don Tonino rivede la propria infanzia, poi il seminario, Bologna, gli amici, le feste, tra la musica e l’inseparabile fisarmonica, la marcia su Sarajevo. Rivede crocicchi e volti, avventure e viaggi. In quell’ultimo sogno, tra il dolore e il dormiveglia, ritrova le carezze di sua madre e la tenerezza del suo sguardo. Rincontra i poveri, i barboni, gli stranieri, “i poveri cristi” esistenti ai margini della società del benessere, ai margini di una Chiesa troppo lontana e indaffarata nel luccichio nelle sacrestie. A tutti, il vescovo salentino, mostra il grembiule, umilissima medaglia per chi ha fatto dell’amore l’unica conquista di quella corsa che è la vita. Tutto perché, fino alla fine, fin sul filo del traguardo, nel cuore di chi ci crede è proprio così:“se in una notte nera, su una pietra nera, c’è una formica nera…Dio la vede e la ama.”

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