DA BENEDETTO A FRANCESCO: CONTINUITA’ O ROTTURA?

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Dal numero di maggio-giugno 2019 di “Anxa”

Non desta meraviglia che la Chiesa oggi navighi in un mare in tempesta. Desta invece meraviglia che Francesco, alla guida di questa navicella, non manifesti nessuna titubanza e non sembri scosso dalle gratuite accuse di eresia che continuamente gli rivolgono coloro che non condividono il suo programma pastorale. La sua profonda fede nel Cristo morto e risorto e la certezza dell’azione vivificatrice dello Spirito Santo nel cammino della Chiesa lo rendono sempre presente e vigile sulla barca, come fu Gesù, il Maestro, con gli apostoli dominati dallo spavento e dal timore di annegare tra le onde del mare in tempesta.
Un noto vaticanista, Luigi Accattoli, dopo l’elezione a Vescovo di Roma di Bergoglio, si chiese come avevano fatto i cardinali a convincere ad accettare il papato a 76 anni chi non lo volle quando ne aveva 68 (Cfr, Il Vescovo di Roma.Gli esordi di Papa Francesco, Edb, Bologna , 2014, p.152). La risposta è nell’azione dello Spirito Santo che, come dopo pochi giorni dalla morte di Gesù, aprì gli occhi e la mente degli apostoli, così ha ispirato nel cuore e nella mente del cardinale Bergoglio, mentre si profilava la sua elezione, tanta serenità da convincerlo ad accettare senza alcuna esitazione il ministero petrino che il Signore gli affidava attraverso la volontà dei “fratelli cardinali”. Ciò spiega anche perché Egli, a conclusione di ogni suo discorso, chiede sempre “non dimenticatevi di pregare per me”. Addirittura giorni fa, alla mamma del Presidente della Repubblica del Togo che gli diceva: “noi preghiamo per lei” ha risposto: “ho bisogno della preghiera perché il mio è un lavoro un po’ difficile”. (A. AMBROGETTI, Città Del Vaticano, in “ACI Stampa”, 29 aprile 2019).

1 Francesco pastore secondo il Concilio
La scelta del Cardinale Bergoglio a Vescovo di Roma avvenne rapidamente e con un ampio consenso in un Conclave caratterizzato, da una parte, da un contesto ecclesiale e storico-culturale ben delineato dalla volontaria rinuncia di Benedetto XVI, gesto di grande novità storica, e dall’altra dalla grande innovazione ecclesiale sancita dal Concilio Vaticano II. Papa Francesco, scrive il gesuita padre Pierre De Charentenay, “pur non avendo partecipato al Concilio ecumenico , è un uomo e un pastore secondo il Concilio, che ha saputo attingere a piene mani alla teologia e alla visione ecclesiale da esso veicolata e approfondita da quei Pontefici che ne hanno attuato le indicazioni” (Paolo VI. Alle radici del magistero di Francesco, Lev, 2018, 4° di copertina). “L’opera e la riflessione intellettuale di papa Francesco sono ricchissime di riferimenti a Paolo VI” , al magistero del quale Egli si ispira, rifacendosi in modo particolare a “due suoi grandi testi: Ecclesiam suam ed Evangelii nuntiandi” (Ivi, pp. 5-6).
I pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, legati da una evidente continuità, hanno seguito attentamente, ma anche con molta prudenza, l’approfondimento dottrinale dei temi del Concilio, al quale ambedue avevano partecipato.
Francesco perciò ha assunto il corpo dottrinale del Concilio come qualcosa di già acquisito, da cui muoversi per fare passi in avanti anche rilevanti, ad esempio, sul matrimonio, la sessualità, l’ecumenismo , i rapporti con le religioni, la collegialità, profondamente convinto che dal Concilio Vaticano II non si tornerà indietro, anche se sviluppo e comprensione di esso hanno avuto, ed hanno tutt’ora, un cammino molto accidentato. Due elementi fondamentali riguardanti la ecclesiologia, anche se talvolta interpretati in modo riduttivo, sembrano acquisiti: la preminenza del ministero inteso come servizio e non come privilegio e la centralità del battesimo come elemento di parità nella vita della Chiesa. Occorre, nota il benedettino Michael Davide Semeraro, “rifondare il ministero ordinato sulla comune radice battesimale, non solo a livello di principio, ma in modo fattibile e visibile […]. per maturare una disponibilità al servizio nella comunità e per la comunità” (Preti senza battesimo. Una provocazione, non un giudizio, San Paolo, Cinisello Balsamo, 2018, p. 62 e 63). Francesco, con il suo magistero e con i suoi gesti, ha chiarito ogni ambiguità ermeneutica, sottolineando il valore comunitario di Popolo di Dio in cammino. La novità di fondo del magistero di Francesco è nella prospettiva missionaria di una Chiesa aperta al mondo, in uscita, come egli ama dire, e nell’aver dato al suo magistero un tono radicalmente ed esplicitamente evangelico che ha voluto esprimere anche nella scelta del nome: Francesco che, come egli stesso ha chiarito, “è uomo della povertà, uomo della pace, uomo che ama e conserva il creato” (Discorso ai rappresentanti dei Media, 16 marzo 2013), riferendosi ovviamente a Francesco d’Assisi. “Da secoli -scrive Padre Federico Lombardi- nessuno altro nome scelto da un Papa era stato un messaggio così chiaro e forte. Ci voleva davvero un bel coraggio, la convinzione che lo Spirito lo avrebbe assistito nel seguire Gesù da vicino” (Introduzione, in G. FAZZINI e S. FEMMINIS, Francesco il papa delle prime volte, , San Paolo, Cinisello Balsamo, 2018, p. 10).
La grande sorpresa quindi rappresentata da questo Papa , scrive il Cardinale Walter Kasper, consiste nell’annunciare “l’eterna novità del Vangelo, che è sempre lo stesso e tuttavia di continuo sorprendentemente nuovo e perennemente attuale” (Papa Francesco.La rivoluzione della tenerezza e dell’amore, Queriniana, Brescia, 2015, p. 16) e che deve essere annunciato con parole semplici, comprensibili e aderenti alla vita. Il Papa, concludendo il congresso dei biblisti, ha sottolineato che “la Parola di Dio deve diventare sempre più il cuore di ogni attività ecclesiale” e, poiché Bibbia e vita sono un binomio inscindibile “la predicazione non è un esercizio di retorica e nemmeno un insieme di sapienti nozioni umane” e tanto meno un’autocelebrazione, ma piuttosto “un’insostituibile iniezione di vita” (Discorso ai partecipanti al Congresso internazionale della Federazione biblica cattolica, 26 aprile 2019).
Facendo un bilancio dei sei anni di pontificato di Papa Bergoglio, l’Associazione Teologica Italiana (ATI), nell’incontro annuale su: “Francesco e la riforma della Chiesa: parole chiave” (4 marzo 2019) ha indicato come sintesi del magistero di Francesco, tre temi: sinodalità, discernimento e leadership sviluppati nell’incontro rispettivamente da Massimo Faggioli, Paolo Gamberini e Serena Noceti (Cfr, F. BADIALI, Sul pontificato di Papa Francesco: le chiavi della riforma, in “Il Regno attualità”, n. 8, 2019, pp. 243-252). Molto importante è per Francesco il modo di comunicare. Meraviglia e sorprende come Egli “in brevissimo tempo sia diventato un maestro nel padroneggiare la comunicazione in tutte le sue dimensioni”, cogliendo da subito “l’importanza che essa ha nell’esercizio della sua missione universale” (G. CAMALIERI F. NOLI, Papa Francesco giornalista, Elledici, Torino, 2018, 4° di copertina) per rendere il suo linguaggio teologico e pastorale comprensibile da tutti” (Cfr, Ivi, p. 3).
Oltre al linguaggio verbale Egli usa anche il linguaggio dei segni. Il gesto del suo Elemosiniere, Cardinale Konrad Krajewakj, che l’11 maggio scorso è sceso nel tombino per riallacciare la corrente elettrica a circa 450 persone, manifesta il significato di tutto il pontificato di Francesco. Mentre fa notizia il comportamento di un ministro che col rosario e il Vangelo in mano nei comizi, chiude i porti in faccia ai naufraghi, professando una religiosità “tutta sua , distante dal magistero del Papa e della Chiesa e dalla natura universale del cristianesimo” (R. CUOLO, Il rosario della Lega, in “La Repubblica” , 22 maggio 2019), Francesco,senza clamore, riceve nella mattina del 9 maggio scorso 500 rom e sinti e prega con loro e nel pomeriggio incontra nella Basilica di San Giovanni in Laterano la famiglia di ex nomadi Imcor e Senada Omerovic con la figlia Violetta , assegnataria dell’appartamento nel quartiere romano di Casal Bruciato, tenuta prigioniera e minacciata da esponenti di Casa Pound e infine, mercoledì 15 maggio, fa salire sulla jepp scoperta 8 bambini provenienti dalla Libia portandoli in giro in piazza San Pietro. Giustamente Luigi Manconi, che si definisce “ateo e poco credente”, riconosce in questi gesti “l’espressione di una teologia dei segni, che al contrario di quanto affermano gli arcigni arcicattolici e i neo gnostici, ha una storia antica quanto il cristianesimo”, e perciò tutti “dovrebbero far propria la lingua dei segni del pontefice”( Il Papa e la lingua dei segni, in “la Repubblica”, 15 maggio 2019).

2 Francesco dimettiti!
Nella Chiesa cattolica è in atto “una guerra sotterranea per mettere Francesco, il Pontefice riformatore, con le spalle al muro. Preti, blogger e Cardinali conducono un’opera sistematica di delegittimazione e, mese dopo mese, si va compattando un fronte conservatore con notevole forza organizzativa e mediatica “ (M. POLITI, La solitudine di Francesco. Un Papa profetico. Una Chiesa in tempesta, Laterza, Bari, 2019, 2° di copertina).
Sono ormai quattro anni che la destra tradizionalista ecclesiastica collegata alla destra politica americana e italiana, ha costituito un’alleanza saldata da un cattolicesimo non evangelico ma identitario e anti-Bergoglio, utilizzato a fini politici. Matteo Salvini, di cui sono arcinoti i rapporti con il Cardinale Burke e l’ex stratega di Donald Trump, Bannon, (Cfr,F. MARCHESE RAGONA, Il cardinale Burche e Bannon lanciano in Italia corsi per politici anti – Bergoglio, in “Il Giornale”, 29, ottobre 2018), in trasferta in Ungheria da Victor Orban spiega che votare per lui significa difendere “l’identità cristiana dell’Europa”, mentre il Papa, nel discorso all’Assemblea della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, è stato molto severo contro i nazionalismi e i sovranismi. Questa destra reazionaria da anni trama per costringere Francesco a dimettersi. Egli lo sa e lo ha denunciato a conclusione della Via Crucis al Colosseo il Venerdì Santo di quest’anno, dicendo che i “nemici sono fuori e dentro la Chiesa”.
I suoi oppositori hanno iniziato con la bufala del tumore al cervello di Bergoglio del 2015, hanno continuato, impetrandone la morte con la preghiera alla Madonna del Vescovo emerito di Ferrara Luigi Negri, con i Dubia dei quattro Cardinali sull’Amoris Laetitia, con il “comunicato” dell’ex Nunzio apostolico Viganò, per finire con il “manifesto” dell’ex Prefetto della Congregazione della dottrina della fede Cardinal Muller, che Massimo Franco , in una intervista, considera “il capofila dei conservatori in Vaticano, un critico pontuto di Papa Francesco” e un convinto difensore di Salvini (Il Cardinale Muller: “La Chiesa sbaglia, con Salvini bisogna dialogare”, in “Corrierte della Sera”, 28 maggio 2019).
Il 30 aprile scorso la solita fronda mediatico-politica, riprendendo la famosa Correctio filialis de haeresibus propagatis dell’ agosto 2017, ha imbastito una nuova lettera con cui si invitano Vescovi e uomini di Chiesa a prendere posizione contro il Papa argentino “per contrastare i danni causati ormai da diversi anni” dalle sue parole e azioni “che hanno generato una delle peggiori crisi nella storia della Chiesa cattolica”. Le accuse riguardano l’Amoris Laetitia, di cui vengono riportati ampi stralci nei quali, secondo loro, si configurerebbero gravi errori dottrinali. Non mancano in essa accenni a casi di pedofilia risalenti ai due pontificati precedenti, imputati però a Francesco. (Per una sintesi del documento cfr, AA. VV., La santa eresia di cui è accusato Francesco, in “www.chiesadituttichiesadeipoveri.it , dell’11 maggio 2019; per approfondire natura e iter di queste macchinazioni contro Bergoglio, cfr, A. TORNIELLI G. VALENYE, Il giorno del giudizio, Piemme, Milano, 2018).

Gli Appunti di Benedetto XVI
In questa cornice va inquadrato il testo sugli abusi sessuali nella Chiesa, presentato sotto forma di appunti, scritto da Benedetto XVI, anticipato in esclusiva sul “Corriere della Sera” dell’11 aprile 2019, e pubblicato sul mensile cattolico bavarese Klerusblatt e su alcuni mass media online da sempre vicini all’entourage di Ratzinger e ostili a Papa Francesco. Il testo è “una autorevole controindicazione” rispetto all’approccio che papa Francesco faticosamente sta avendo nei confronti della pedofilia del clero. Ratzinger lamenta un crollo spirituale un “collasso della teologia morale cattolica”, un disarmo etico che avrebbe reso la Chiesa inerme dinanzi al relativismo imperante nella società e attribuisce la causa di queste deviazioni sessuali ad una malintesa interpretazione della teologia del Concilio Vaticano II e alla rivoluzione del ’68 che hanno avviato un processo di involuzione.
Questa uscita di Ratzinger sembra irrituale e in netto contrasto con l’affermazione di rimanere «nascosto al mondo», come aveva annunciato dopo la rinuncia al papato. Né la giustifica il fatto di averne messo al corrente il Segretario di Stato Cardinale Parolin e lo stesso Papa, che però non risulta l’abbia approvata trattandosi di “riflessioni senza alcun valore magisteriale”.
Ciò rende plausibile e accettabile la messa in dubbio della paternità di un testo nel quale non si riconosce lo stile abituale del Papa emerito che, considerata l’età, 92 anni, e le condizioni di salute, appare più che mai condizionato dal suo entourage non certamente filo-Bergoglio, ma molto vicino invece ai contestatori. Così pensano, fra i tanti, Luis Badilla, direttore del Sismografo, Gian Franco Sviderscochi, Marco Politi, tutti autorevoli vaticanisti.
Il documento si rifà alla visione teologica di Ratginger , però contiene evidenti forzature ed inesattezze come la proibizione ai seminaristi di leggere i suoi scritti o la formazione di “club omosessuali nei seminari” . C’è poi l’episodio, al limite della decenza, della chierichetta che il vicario parrocchiale violava dicendole: “Questo è il mio corpo offerto a voi”, che non si addice allo stile sobrio di Ratzinger. Non corrisponde alla realtà inoltre la tesi di fondo, ossia che la pedofilia nella Chiesa sia nata con il ‘68 perché è scontato che c’era anche prima, ma si usava ogni mezzo per non pubblicizzarla e per insabbiarla, in ossequio alla mentalità del tempo che era: ammonire, correggere e tenere il più possibile nascosto il tutto. E’ certamente strumentale poi la mancanza di qualsiasi cenno agli ultra conservatori Fernando Karadima, prete cileno, e a Marcial Maciel Degollado, prete messicano, fondatore dei legionari di Cristo, le cui gravi trasgressioni sessuali erano note fin dagli anni ’40 (Cfr, D. AGASSO jr, Francesco e l’ombra di Ratzinger La coesistenza che pesa sul Vaticano, in “La Stampa”, 14 aprile 2019). Che l’intervento di Ratzinger non sia stato gradito da Francesco lo conferma l’Osservatore Romano che ha pubblicato la notizia in penultima pagina.

Conclusione
Il documento elaborato dal Papa emerito ha senz’altro rinfocolato un conflitto già presente nella Chiesa. Padre Federico Lombardi, gesuita, citato da Corrado Augias, nota “con raffinata diplomazia” che tra i due pontefici “ci sia sull’argomento, assoluta continuità di vedute”. A ben osservare però la continuità è nella denuncia ma non sulle cause del fenomeno che Ratzinger individua fuori della Chiesa nello “spirito dei tempi”, mentre Francesco le vede nella Chiesa la quale deve curare questo male.” (Cfr,Cosa lega -e cosa no- i due Papi, in “La Repubblica”, 17 aprile 2019).
Cosa effettivamente, al di là di questa polemica, lega i due Papi ?
Ratzinger, rinunziando al papato, forse aveva consapevolezza di chi sarebbe stato il suo successore. Bergoglio, al compimento dei 75 anni, aveva presentato due lettere di dimissioni a Benedetto XVI, il quale “le conservava in archivio ed erano restate senza firma prive di risposta”. Ciò induce a pensare che se “Benedetto avesse voluto, avrebbe potuto escludere l’argentino dalla corsa al pontificato e ridurre in maniera drastica la possibilità di un radicale cambiamento all’interno della Chiesa”. Perché Benedetto non ha mai ratificato le lettere di dimissioni? Sembra probabile che, dopo la sua decisione di farsi da parte, Egli abbia deciso di rendere almeno possibile la candidatura dell’argentino, lasciando poi la scelta ai Cardinali e naturalmente a Dio”. L’anziano e stanco Papa, non firmando e dimettendosi, pensava perciò a Bergoglio e gli diceva : “Francesco ricostruisci la mia Chiesa”. (Cfr, A. MCCARTEN, L’anno dei due Papi. Francesco, Benedetto e la rinuncia che ha scosso il mondo, Mondatori, Milano, 2019, pp. 249-250). Ciò detto, Benedetto può essere l’autore degli “Appunti” su la Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali ? Ne dubito molto.

Pantaleo Dell’Anna

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