IL DOCUMENTO FINALE DEL SINODO SUI GIOVANI

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Dal numero di novembre-dicembre 2018 di “ANXA” si riporta l’articolo di Pantaleo Dell’Anna sul documento finale del Sinodo sui giovani

“Chiesa non va sporcata. I figli sì, siamo sporchi tutti, ma la Madre no”. È il monito che il Papa, parlando a braccio, al termine della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi su: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale (Roma, 3 – 28 ottobre 2018), ha rivolto ai partecipanti all’assemblea sinodale, facendo un’analisi del momento difficile che sta vivendo la Chiesa, che va difesa , “con la preghiera e la penitenza”.

A causa dei nostri peccati, egli ha detto, “sempre il Grande Accusatore ne approfitta, come dice il primo capitolo di Giobbe: gira, gira per Terra cercando chi accusare”. “In questo momento -ha aggiunto- ci sta accusando forte e questa accusa diventa persecuzione”.(Per notizie più approfondite sul grande Accusatore cfr, A. TORNIELLI G. VALENTE, Il giorno del giudizio, Milano, Piemme, 2018).

Sui lavori del Sinodo Francesco ha puntualizzato tre cose. La prima: “il Sinodo non è un parlamento”, ma “uno spazio protetto”, durante il quale “ è stato lo Spirito a lavorare”. La seconda: il risultato del Sinodo è un documento che “lo Spirito dà a noi perché lavori nel nostro cuore, “siamo noi i destinatari […], non la gente di fuori”. La terza: la chiamata alla santità è universale, “la Chiesa, la nostra Madre è santa, ma noi figli siamo peccatori”, questo è il momento “di difendere la Madre dal Grande Accusatore”. In modo familiare e paterno ha poi concluso: “Questo volevo dirlo di cuore alla fine del Sinodo”.
Il documento finale raccoglie e sintetizza i 364 emendamenti proposti dai padri sinodali ed è stato approvato nel pomeriggio del 27 ottobre con i 2/3 dei 248 padri sinodali presenti e votanti, pari a 166. La votazione si è svolta sui singoli paragrafi, tutti approvati con un’ampia maggioranza, compresi i temi relativi alla sessualità e alla presenza delle donne nella Chiesa, che hanno avuto però il maggior numero di non placet.
Il Cardinale Christoph Schonborn, eminente teologo domenicano e Arcivescovo di Vienna, intervistato da Gian Guido Vecchi, ha sottolineato che “il Sinodo sui giovani è stato fortemente marcato dalla nuova maggioranza della Chiesa”. Infatti “di tutti gli interventi in aula -egli precisa- ho contato al massimo il 25 per cento di europei, gli altri arrivavano soprattutto da Asia, Africa, America Latina: direi che è l’aspetto profetico di questa assemblea” (“Si rifletta sul voto delle donne al Sinodo”, in “Corriere della Sera”, 28 ottobre 2018.

La Costituzione Apostolica Episcopalis Communio
Il Sinodo sui giovani è stato preceduto dalla pubblicazione il 18 settembre 2018 della Costituzione Apostolica Episcopalis Communio (La comunione episcopale), che ha rafforzato l’esperienza sinodale che stava per iniziare ed ha sottolineato l’importanza della collegialità sinodale dell‘Episcopato, riscoperta dal Concilio Vaticano II, che ha recuperato la tradizione del primo millennio, dopo secoli di silenzio in cui tutte le decisioni venivano prese dall’alto.
Il documento è passato un po’ sottosilenzio, forse per il contemporaneo clamore suscitato dagli scandali sulla pedofilia e dalla richiesta di dimissioni rivolta al Papa dal Mons. Viganò.
L’istituzione sinodale, voluta da Paolo VI (Motu proprio Apostolica sollecitudo del 15 settembre 1965), aveva un carattere esclusivamente consultivo e purtroppo è andata avanti piuttosto stancamente. Il gesto di Paolo VI, però, fu un passo importante che assunse un grande valore simbolico in una Chiesa con una struttura piramidale che si fondava su una netta distinzione tra Chiesa docente e Chiesa discente, nella quale i Vescovi erano espressione del potere centrale del Papa. Perciò, l’esperienza sinodale fatta dai Vescovi in quegli anni, di sinodale aveva solo il nome. “Francesco -scrive Alberto Melloni, storico del cristianesimo- è riuscito ad instaurare una pedagogia della sinodalità e a far capire che cosa significa l’espressione “Chiesa sinodale” (Se la Chiesa scommette sui Vescovi, in “La Repubblica”, 28 ottobre 2018). La Costituzione Apostolica Episcopalis communio (EC) riformula struttura, compiti e prospettive del Sinodo, rendendolo più dinamico e più incisivo nella vita della Chiesa, precisando che “ benché esso nella sua composizione si configura come un organismo essenzialmente episcopale” ed è convocato esclusivamente dal Papa, “non vive però separato dal resto dei fedeli” anzi, è “uno strumento adatto a dare voce all’intero Popolo di Dio proprio per mezzo dei Vescovi […] che esprimono così il voto del corpo gerarchico della Chiesa e, in qualche modo, quello del popolo cristiano del quale sono i pastori” (n. 6). Il pastore infatti deve avere ”un orecchio per ascoltare la parola di Dio e uno per ascoltare il popol”, dice Bergoglio, riportando il suggerimento ricevuto nel 1973 dal vescovo argentino Enrique Angelelli, assassinato nel 1976 e che il prossimo 27 aprile sarà beatificato (A. TORNIELLI, Il martirio di Angelelli: ecco perché lo hanno assassinato, in “La Stampa Vatican Insider”, 29 ottobre 2018). Francesco ritiene che le sfide che pone la cultura post- moderna si affrontino con più efficacia, pur nel rispetto dei diversi carismi ed uffici presenti nella Chiesa, con la partecipazione più larga possibile dell’intero Popolo di Dio, attraverso lo strumento privilegiato del Sinodo dei Vescovi. La sinodalità che scaturisce dalla natura comunitaria della Chiesa, non deve scimmiottare il parlamentarismo, ma esprimere l’obbedienza alla Parola evangelica che cresce nella misura in cui i battezzati la leggono e la assimilano.
All’assemblea possono partecipare anche soggetti “non insigniti del munus episcopale” (EC, n. 8), ossia sacerdoti, laici ed anche donne e, come “invitati e senza diritto di voto”, esperti, uditori e “delegati fraterni“ delle comunità cristiane (Ivi).
Il Sinodo non comporta solo il diritto di parola ma anche il dovere di ascoltare, che richiede molta pazienza. Occorre perciò educarsi al vero dialogo perché nell’ascolto reciproco ciascuno ha qualcosa da imparare. “Il cuore della teologia, della mistica e della pratica della vita sinodale -scrive padre Antonio Spadaro S. J. commentando il recente documento della Commissione Teologica Internazionale (CTI) sulla sinodalità- sta negli atteggiamenti e nei processi di ascolto, dialogo e discernimento in comune […] che permette di scoprire una chiamata che Dio fa udire in una situazione storica determinata” (La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa , in “La Civiltà Cattolica, 6/20 ottobre 2018, pp. 65 e 66). Citando la CTI, Spadaro puntualizza, inoltre, che il dialogo sinodale che implica il coraggio tanto nel parlare quanto nell’ascoltare, non consiste “nell’ingaggiare un dibattito […] ma nell’esprimere con rispetto quanto si avverte in coscienza suggerito dalla Spirito Santo” (Ivi, p. 67).
L’esperienza fatta con i Sinodi sulla famiglia ha aiutato la comunità ecclesiale ad assimilare una prassi sinodale che oggi la Episcopalis communio ufficializza, stabilendone le tappe: “Popolo di Dio, Collegio Episcopale, Vescovo di Roma , l’uno in ascolto degli altri e tutti in ascolto dello Spirito Santo” (Ivi, p. 68). Seguendo queste tre fasi il Sinodo diventa “il vero risultato di una estesa consultazione dei fedeli della diocesi” (Ivi), cosa che Bergoglio ha sperimentato nei tre Sinodi precedenti utilizzando appropriati questionari. Don Dario Vitali, consultore della segreteria del Sinodo dei Vescovi, intervistato da Paolo Pegoraro, afferma che “la Episcopalis Communio è una delle riforme più incisive del pontificato di Francesco per il futuro della Chiesa” (Sarà il Sinodo a riformare la Chiesa, in “Jesus”, novembre 2018, pp. 37-43) anche perché il documento finale “se approvato espressamente dal Romano Pontefice partecipa del magistero ordinario del successore di Pietro” (EC, art. 18), fatto questo che avvicina moltissimo la Chiesa cattolica ai fratelli separati ortodossi che hanno “una esperienza consolidata della sinodalità” (Evangelii Gaudium, n. 246).
Il camminare insieme: laici, preti, Vescovi e Papa è semplice a dirsi ma difficile ad attuarsi. Occorre però intraprendere questa strada e superare difficoltà, personalismi e incomprensioni.”Il cammino della sinodalità –ha ricordato infatti il Papa, commemorando il 50° anniversario della istituzione del Sinodo- è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio” (17 ottobre 2015) perciò Egli si augura che la sinodalità, che non è un “evento” ma un “processo” che si svolge in tre fasi: preparazione, celebrazione, attuazione, possa continuare nelle Chiese locali.
Purtroppo oggi, nonostante tutte le sollecitudini papali, si continua, nelle chiese locali, a preferire una chiesa clericale autoreferenziale, e per ciò stesso separata dal mondo e dalla gente. Non sono pochi, sia tra gli ecclesiastici che tra i laici, che trasformano la sinodalità in pura formalità, programmando riunioni in cui le decisioni, già prese a tavolino, si attribuiscono abilmente alla volontà del popolo di Dio.

Contenuto e struttura del Documento finale del Sinodo
Tre parti, 12 capitoli, 4 per ogni parte, 167 paragrafi con una introduzione e un proemio: questa la composizione dell’ampio ed articolato Documento finale del Sinodo(DFS), che affronta i vari aspetti della condizione giovanile. Il testo, complementare all’Instrumentum laboris del quale riprende la struttura, è modellato sull’episodio dei discepoli di Emmaus, che riconoscono Gesù nello spezzare del pane (Lc, 24, 15-35) e sottolinea che i giovani oggi hanno un valido compagno di viaggio, Gesù, che condivide ed allevia le loro inquietudini ed una madre affettuosa, la Chiesa, che li ama ed è sempre disposta ad accoglierli quando per la fragilità umana sbagliano.
Nell’aula sinodale è risuonata continuamente una parola: ascoltare, che significa innanzitutto avvicinare l’altro, provare a capirlo, non lasciarlo mai solo, in una parola aiutarlo ad essere anche lui protagonista, ora nell’assemblea sinodale e domani nella vita.
La prima parte: “Camminava con loro” (Lc 24,15). Mentre i discepoli discutevano di ciò che era successo in quei giorni, Gesù si avvicinò e camminava con loro. Oggi cammina insieme ai giovani che vogliono essere “ascoltati, riconosciuti e accompagnati” (DFS, n. 7) nel contesto in cui vivono.
L’ascolto è “un incontro di libertà, che richiede umiltà, pazienza, disponibilità a comprendere e impegno a elaborare in modo nuovo le richieste […] ed è la forma in cui Dio stesso si rapporta al suo popolo” (Ivi, n. 6). Purtroppo nella Chiesa e tra gli adulti, a differenza dell’atteggiamento che il Risorto ha avuto verso i discepoli di Emmaus, prevale la “tendenza a fornire risposte preconfezionate e ricette pronte , senza lasciare emergere le domande giovanili nella loro novità e coglierne la provocazione” (Ivi, n. 8).
Pur vivendo in un mondo globalizzato, i Padri sinodali hanno messo in evidenza “le molte differenze tra contesti e culture, anche all’interno di uno stesso Paese”, l’esistenza di “una pluralità di mondi giovanili”, la disomogeneità nella fascia di età dai 16 ai 29 anni presa in esame dal Sinodo e la differenza tra uomini e donne (cfr, Ivi, 10-14). A questa varietà di situazioni vanno aggiunti due elementi molto importanti per i giovani: “l’ambiente digitale che caratterizza il mondo contemporaneo” (Ivi, n.21) e “il corpo e la sessualità” che assumono un’importanza essenziale per la loro vita” (Ivi, n. 37). La variopinta situazione giovanile può essere rappresentata, scrive il giovane Alberto Galimberti “dalle sfaccettature di un poliedro, la cui immagine rifranta , l’Autore prova a restituire fornendo una chiave di lettura aperta alla speranza” (E’ una Chiesa per giovani ?, Milano, Ancora , 2018, 4° di copertina).
I giovani, a loro volta, unanimemente chiedono “che la Chiesa brilli per autenticità, esemplarità, competenza, corresponsabilità e solidità culturale” (DFS, n.57). Per venire incontro alle richieste dei giovani i Padri sinodali hanno auspicato una presenza viva ed efficace nel contesto sociale delle parrocchie che sono “la prima e principale forma dell’essere Chiesa nel territorio” ma che purtroppo “faticano ad essere un luogo rilevante per i giovani” (Ivi, n.18).
La seconda parte: “Si aprirono loro gli occhi” (Lc 24,31). Gesù si fa riconoscere dai discepoli nello spezzare del pane. L’Eucaristia, il “segno” che apre gli occhi ai due discepoli, fornisce alcune chiavi di lettura del tema sinodale che propone ai giovani il modello di “Gesù giovane tra i giovani” (DFS, n. 63) e la testimonianza dei santi, tra i quali si annoverano tanti ragazzi, veri profeti di cambiamento. Il loro esempio deve aiutare i giovani a vivere pienamente la propria vocazione specifica, sia nella professione, che nella famiglia o nella vita consacrata. In merito poi “al celibato per il Regno”, il Sinodo precisa che dovrebbe essere inteso come “un dono da riconoscere e verificare nella libertà, gioia, gratuità e umiltà” (Ivi, n.100), prima della scelta definitiva. Di qui l’urgenza per la Chiesa di accompagnare ogni singolo giovane a fare responsabilmente le scelte più appropriate che riguardano il suo futuro, con un processo di discernimento che suppone un “regolare confronto con una guida spirituale” (Ivi, n.112) e “un sincero lavoro della coscienza” (Ivi, n.109).
La terza parte: “Partirono senza indugio” (Lc 24,33). Maria Maddalena” (cfr,Gv, 20, 1-18), guarita dalle sue ferite (cfr, Lc, 8, 2), è la prima testimone della risurrezione di Gesù. In tale veste “illumina il cammino che la Chiesa vuole compiere con e per giovani come frutto di questo Sinodo” (DFS, n.115). Alla luce del Cristo risorto e sull’esempio di Maria Maddalena che corre dai discepoli per annunciare loro che Cristo è risorto, il Sinodo indica ai giovavi le scelte da operare nella propria vita sostenute da una autentica conversione spirituale che passa attraverso le loro fatiche e le loro fragilità. Non si tratta solo di fare “qualcosa per loro ma di vivere in comunione con loro” (Ivi, n.116), camminando insieme a loro e mettendo in atto il dinamismo della sinodalità, necessario “per l’annuncio e la trasmissione delle fede” che, ha sottolineato Francesco, nell’Omelia della Messa a conclusione del Sinodo (Basilica di San Pietro, 28 ottobre 2018), “è questione di incontro, non di teoria” e vanno evitati due rischi: il “dottrinarismo”che riduce la fede in chiarezza delle idee e “l’attivismo” che la riduce al fare.
Inoltre una Chiesa sinodale dovrà ricercare le modalità più adeguate per un’antropologia dell’affettività e della sessualità (DFS, n.149), puntando “sull’ascolto empatico” […] e curando “la formazione di operatori pastorali che risultino credibili” (Ivi, n,149). Dovrà anche “riflettere sulla condizione e sul ruolo delle donne nella Chiesa” della loro “presenza negli organi ecclesiali a tutti i livelli […] e della loro partecipazione ai processi decisionali ecclesiali” (Ivi, n.148). Non si è però parlato del sacerdozio femminile. In merito va aggiunto che ha suscitato un certo scalpore mediatico la pubblicazione dell’edizione italiana del libro della giovanissima teologa tedesca, nata nel 1990, Jacqueline Straub: Giovane cattolica donna. Perché voglio diventare prete (Verona, Il Segno dei Gabrielli, 2018). Il titolo è tutto un programma che l’Autrice così sintetizza: “Fin da adolescente avevo intuito che la mia strada fosse il sacerdozio […]Mi dicevo: Non sarà facile , ma con l’aiuto di Dio ci riuscirò” (4° di copertina).
Le ultime raccomandazioni sinodali riguardano “la formazione integrale dei candidati al ministero ordinato” e la “scelta dei formatori, culturalmente preparati, capaci di relazioni fraterne, di un ascolto empatico e di profonda libertà interiore” (DFS, nn. 163 e 164).

Conclusione
Il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, nel discorso di apertura della Assemblea generale straordinaria (12 -15 novembre 2018) ha detto, rivolgendosi ai Vescovi, “La nostra missione non è quella di creare una Chiesa per i giovani, ma piuttosto quella di riscoprire con loro la perenne giovinezza della Chiesa”.
La Chiesa missionaria, in uscita, ospedale da campo oggi è chiamata ad una conversione pastorale che comporta fondamentalmente il rinnovamento di mentalità, di attitudini, di pratiche e di strutture per essere sempre più fedele alla sua vocazione originaria e in dialogo permanente con la cultura del luogo e del tempo in cui si vive. Il programma formulato dal Sinodo non si può attuare facendo i soliti discorsi, i soliti incontri, utilizzando metodi e strumenti del passato, illudendo se stessi e gli altri di essere sulla strada del rinnovamento. La prima cosa da fare è leggere e studiare attentamente il documento finale del Sinodo, possibilmente, come suggerisce il Papa, in gruppo. La seconda cosa è operare un rinnovamento pastorale che individui il percorso più efficace per tradurre in prassi ecclesiale nel proprio ambiente le indicazioni del Sinodo.
Garante di questo rinnovamento pastorale, poiché il preambolo teologico della Episcopalis Communio fonda la sinodalità sul mistero della Chiesa locale, è il Vescovo “che possiede simultaneamente e indispensabilmente la responsabilità per la Chiesa particolare affidata alle sue cure pastorali e la sollecitudine per la Chiesa universale (n. 2).

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