Il FRONTE ANTI BERGOGLIO DENTRO E FUORI LA CHIESA

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Si riporta l’articolo pubblicato da “ANXA” sul numero di Sett-Ott. 2019

La cultura dell’indifferenza che oggi domina nella società si riflette anche nelle tensioni che contraddistinguono il cammino della Chiesa nel mondo d’oggi e ne segnano il volto perché, alcune di esse, provengono dal suo stesso interno. Francesco non sembra preoccuparsene più di tanto, è consapevole che la diversità di opinioni nella Chiesa non è una novità. C’è stata sempre, a cominciare dai tempi degli Apostoli (Cfr, At, 15, 1-35) per finire al Concilio Vaticano II.
Commovente, oltreché interessante, è quanto Egli ha detto il 5 settembre scorso, sulla “preghiera di intercessione”, rispondendo al parroco, padre Alfonso Mucane s.j, in una conversazione informale con un gruppo di 24 gesuiti durante il suo viaggio in Monzambico. Come Abramo e Mosè hanno interceduto rispettivamente , il primo per Sodoma e Gomorra e il secondo per il suo popolo, così anche il Papa oggi -egli ha detto- ha bisogno che “il suo popolo preghi per lui e per le sue intenzioni”, perché “è tentato, è molto assediato per cui solo la preghiera del suo popolo può liberarlo”. Come “quando Pietro era imprigionato, la Chiesa ha pregato incessantemente per lui, come si legge negli Atti degli Apotoli” (Cfr, 12, 1-19), così oggi la Chiesa deve pregare per il Papa. Ha concluso con una espressione accorata e paterna: “ Io davvero sento continuamente il bisogno di chiedere l’elemosina della preghiera” (“La sovranità del popolo doi Dio”. I dialoghi di Papa Francesco con i gesuiti di Monzambico e Madacascar, in “La Civiltà Cattolica”, n. 4063, pp. 3-13).
Le critiche a Francesco e il pericolo di uno scisma
Durante il viaggio in Mozambico, Madagascar e Mauritius (4 – 10 settembre 2019), il Papa ha ripetutamente affermato di non avere paura delle critiche. Quando nel viaggio di andata gli è stato donato il libro di Nicolas Senèze, vaticanista del quotidiano francese “La Croiz”, pubblicato negli Stati Uniti, dal titolo eloquente: “Comment l’Amérique veut changer de Pape” (“Come l’America vuole cambiare Papa”, Edition Bayard), ha commentato con una battuta: “Per me è un onore se mi attaccano gli americani”, tanto che l’addetto stampa, Matteo Bruni, ha dovuto addolcire la pillola precisando che il Papa considera sempre un onore le critiche, specialmente se vengono da scrittori autorevoli e da una nazione importante.
Nel volo di ritorno da Antanamarivo verso Roma, a conclusione del suo viaggio in Africa, nella consueta conferenza stampa, il giornalista Jason Drew Horowitz del The New York Times gli ha chiesto: “cosa non capiscono del suo pontificato coloro che lo criticano? […] e ancora “ha paura di uno scisma nella chiesa americana”? La risposta di Francesco è stata articolata. “Le critiche – egli ha innanzitutto precisato- non sono soltanto degli americani, ma anche di altri, compresi coloro che stanno in Curia”. Esse, ha continuato, sono sempre utili perché “aiutano a fare autocritica “, ma coloro che criticano devono avere “l’onestà di farlo apertamente” e “non sotto il tavolo mentre ti fanno un sorriso” e poi “ti pugnalano alle spalle”. Ciò non è leale. Inoltre essendo “la critica un elemento di costruzione”, chi la fa deve essere “pronto e ricevere la risposta”. Se invece non intende riceverla, ha concluso, “è un gettare la pietra e nascondere la mano”.
Per quanto riguarda il pericolo di uno scisma, Egli ha precisato che nella Chiesa ce ne sono stati molti. Infatti, dopo il Vaticano I, ci fu quello dei Vetero Cattolici, dopo il Vaticano II quello di Lefebvre e all’inizio della storia della Chiesa “ce ne sono stati tanti, uno dietro l’altro: ariani, gnostici, monofisiti…”. Perciò ha aggiunto: “Io non ho paura degli scismi, prego perché non ce ne siano” perché “il cammino dello scisma non è cristiano”, in quanto esso “è sempre un distacco elitario”. Ha concluso con un’osservazione molto appropriata che, come si suol dire, taglia la testa al toro: “Quando voi vedete dei cristiani, dei Vescovi, dei sacerdoti rigidi, dietro quell’atteggiamento ci sono dei problemi, non c’è la santità del Vangelo”. Perché la rigidità non è evangelica, ma espressione di una visione ideologica ossia di un attaccamento più che all’essenza della dottrina, alla sua forma e alla sua incapacità di adattarsi alla vita delle persone. Da ciò si deduce che “le persone che sono tentate di fare questi attacchi, stanno attraversando un problema” e vanno aiutate a comprendere il valore evangelico della mitezza.

I Cardinali complottisti
Il fronte anti Bergoglio, che oggi molti commentatori configurano addirittura come un “complotto internazionale”, ha avuto inizio con i Sinodi sulla famiglia degli anni 2014-2015 ed è stato promosso da una lobby cattolica conservatrice degli Stati Uniti che ha nel Cardinale americano Raymond Leo Burke un autorevole sostenitore, il quale contesta radicalmente molte decisioni di Bergoglio ma, come scrive il giornalista Frédéric Martel, “è isolato […] e i suoi attacchi sono grotteschi e di fatto favoriscono Francesco” (C’è un complottino contro Bergoglio, in “Il Fatto Quotidiano”, 15 settembre 2019). In Italia gli fa eco la rete sovranista di Matteo Salvini che si è incontrato più volte con il Cardinale Burke (Cfr. M. POLITI, La solitudine di Francesco, Laterza, Roma, 2019, pp. 31-41). Il leader politico, a questo proposito, sembra oscillare tra neopaganesimo celtico e devozionismo cattolico e rende il suo linguaggio sempre più colorito utilizzando le invettive contro i vescovoni e i signori del Vaticano che nel 1992 erano sulla bocca di Bossi. Inoltre, sempre in Italia, con epicentro a Roma, secondo quanto rivelato da “L’Espresso”, è operante contro Bergoglio una organizzazione cui fanno capo “una serie di fondazioni, associazioni, gruppi sconosciuti ai più […[ sparsi tra l’Aventino e i palazzi liberty del quartiere Trieste” (Cfr, A. PALLADINO, La furia sovranista contro Francesco, in “L’Espresso”, n. 41, pp. 48-50). In questa offensiva anti-Sinodo contro Bergoglio è in prima linea il noto storico Roberto De Mattei con la sua fondazione “Lepanto”, il quale il 28 settembre scorso ha addirittura organizzato un flash mob a Castel Sant’Angelo […] “proponendo una preghiera contro gli spiriti maligni dell’Amazzonia” (Ivi).
Per nessuno è un segreto che le relazioni di un settore del clero con Papa Francesco non sono facili, mentre la resistenza al suo governo diventa ogni giorno sempre più evidente. Un veterano del Concilio Vaticano II, il Vescovo Luigi Bettazzi, con la saggezza sorridente dei suoi novantasei anni dice: “Francesco piace alla gente, meno al clero, meno ancora ai Vescovi” (M. POLITI cit, p. 22)). Un esempio eloquente è dato dai Cardinali Burcke, Brudmuller e Muller che, nel documento di lavoro, l’Instrumentum laboris (IL), del Sinodo dell’Amazzonia (6-27 ottobre 2019), hanno ravvisato errori teologici e addirittura eresie per cui non hanno esitato a parlare di “papa eretico” che ha bisogno di essere aiutato a ritornare alla fede tradizionale e all’accettazione del magistero dei Papi precedenti.
Il Cardinale Raymond Burke, unitamente al Vescovo Athanasius Schneider, ausiliario di Astana nel Madakascar, ha indetto perfino una “crociata di preghiera e digiuno”, notizia, questa, diffusa dal National Catholic Register e riportata da tutta la stampa italiana il 13 settembre scorso, perché il prossimo Sinodo sull’Amazzonia non approvi “i sei gravi errori teologici ed eresie”contenuti nel documento. Uno di questi errori consiste nella possibile ordinazione sacerdotale, in certe condizioni e in alcuni luoghi particolari dove mancano i sacerdoti, dei cosiddetti viri probati, cioè di uomini anziani sposati e di provata virtù. Per Burke e Schneider si tratterebbe di minare il celibato sacerdotale. Poiché, come è logico, se la legge del celibato non dovesse essere più obbligatoria per i preti che si occupano degli indigeni in Amazzonia, perché dovrebbe essere vincolante per i presbiteri dell’Europa? Non occorre però essere un esperto teologo per sapere che il celibato dei preti non è “una verità che si deve credere per fede divina e cattolica” (CJ.C., can. 751), ma una legge ecclesiastica che non è stata mai universale e fu introdotta in Occidente dopo secoli di accese discussioni tant’è che non è vincolante per i chierici cattolici della Chiesa Orientale, nè per i vescovi e i preti anglicani convertiti al cattolicesimo e accettati nella Chiesa cattolica da Benedetto XVI. San Paolo nelle Lettere a Timoteo e a Tito scrive che vescovi, presbiteri e diaconi “siano mariti di una sola donna” e sappiano governare bene la loro casa e la loro famiglia. Perché se uno “non sa guidare bene la propria famiglia come potrà avere cura della Chiesa di Dio?” (Cfr, 1Tm,3, 2-5 e 12; Tt, 1, 6).
Il Cardinale tedesco Ludwig Muller , ex Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, il 16 luglio scorso, ha pubblicato una dichiarazione in quattro lingue in cui afferma che il documento contiene un “falso insegnamento” sulle fonti della Rivelazione (Cfr il sito www.corrispondenzaromana. it). Il 10 ottobre scorso, quando il Sinodo era già iniziato, è ritornato sull’argomento, con un’intervista a Paolo Rodani su “La Repubblica”, e ha sottolineato che “né il Papa né i Vescovi possono modificare la legge sul celibato”. Il giorno dopo Mons. Giovanni Ricchiuti, Arcivescovo di Altamura, Gravina e Acqua Viva delle Fonti e Presidente di Pax Christi, un po’ seccato, sullo stesso giornale, ha precisato: “questo continuo dire di no a tutto[…] non lo capisco proprio. Cardinali e vescovi che fanno così mi sembra tradiscano la loro stessa ordinazione, quando giurarono per sempre fedeltà a Pietro” .E ha concluso: “Il celibato “non è un dogma, ma una legge ecclesiastica e come tale , seppure sia di grande valore , può subire mutamenti. In ogni caso si potrebbe anche parlare di celibato facoltativo”.
Non si comprendono le ragioni teologiche della tesi di Muller, tranne che non si voglia pensare, come nota il giornalista Martel nell’articolo citato, ad una reazione per la sua mancata riconferma nella carica di Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede. “Ma sul suo doppio gioco -nota il giornalista- circolano le voci più sfrenate , per cui è fuori gioco”. Recentemente, al coro dei Cardinali, si è aggiunto un Coetus internationalis Patrum (Gruppo internazionale di Padri) che in una lettera anonima identifica “quattro proposizioni” dell’IL per il Sinodo sulla Amazzonia che considera “inaccettabili” (Cfr, A. Grillo, Quanta è falsa questa Amazzonia anonima, in www.cittadellaeditrice, it, 4 ottobre 2019).
Un altro Cardinale che fa buon viso a cattivo gioco è Robert Sarah, di 79 anni, originario della Guinea, Prefetto della Congregazione del Culto divino e della Disciplina dei Sacramenti, che in questi giorni ha pubblicato in Francia Le Soir approche et dèja le jour baisse (La sera si avicina e il giorno sta finendo), terzo volume di una serie di tre. Il Cardinale, mentre a Roma ossequia il Papa, in Francia è uno dei suoi più tenaci oppositori ed è legato alla destra conservatrice europea e mondiale che finanzia le sue opere che sono ben accette ai lefebvriani e agli islamofobi. (cfr. F. MARTEL, Il trucco dei best seller per finanziare l’anti –Papa, in “Il Fatto Quotidiano”, 8 giugno 2019).
A questo punto è doveroso ricordare, per non fare, come si suol dire di tutta l’erba un fascio, che nel collegio cardinalizio vi sono state e vi sono tutt’ora personalità di spiccata formazione culturale e spirituale che hanno servito la Chiesa con amore e dedizione. Tra le tante , ricordo il compianto Cardinale Achille Silvestrini, uomo pio e di grande spiritualità, leader indiscusso dell’ala progressista curiale, esponente della grande tradizione diplomatica vaticana, scomparso il 29 agosto scorso. Egli, in occasione del suo novantesimo compleanno, intervistato da Filippo Rizzi su “Avvenire” del 25 ottobre 2013, confidava che Papa Francesco con il suo stile di Vescovo di Roma “ci suggerisce non solo di recuperare l’universalità della missione della Chiesa cattolica, ma anche invita tutti noi cristiani a rinnovare il linguaggio dell’annuncio di fede che, legandosi idealmente al magistero dei suoi diretti predecessori Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ci sollecita forse ora più che mai a riprendere le tematiche che erano al centro di tante discussioni conciliari”.
Nell’Omelia della Messa del Concistoro del 5 ottobre scorso per la creazione dei nuovi cardinali il Papa, prendendo spunto dal brano del Vangelo di Marco (6, 30-37), che mette al centro la parola “compassione”, ha ricordato che “compassione è la parola chiave del Vangelo” che si coniuga con un’altra parola, “lealtà” . Rivolgendosi ai “fratelli Cardinali” ha chiesto: “E’ viva in noi la coscienza di questa compassione di Dio per noi? Non si tratta di una cosa facoltativa , e nemmeno direi di un consiglio evangelico. No. Si tratta di un requisito essenziale”. Da questa consapevolezza dipende “la capacità di essere leali nel proprio ministero”. perché “se non mi sento oggetto della compassione di Dio[…] come posso comunicarla, testimoniarla. donarla”? Egli quindi conclude: “Tanti comportamenti sleali di uomini di Chiesa dipendono dalla mancanza di questo senso della compassione ricevuta e dall’abitudine di guardare da un’altra parte, dall’abitudine dell’indifferenza”.
Papa Francesco non si dimetterà
I responsabili di queste accuse sono mossi da interessi e rancori personali ed evidenziano quanto siano dominanti, anche nella Chiesa, le lotte per il potere. L’obiettivo dichiarato di queste accuse è logorare e danneggiare l’immagine di papa Francesco in modo che nel prossimo conclave il suo successore possa essere espressione della corrente conservatrice. Il giornalista Nicolas Senèze, nel suo saggio, parla di un potente gruppo formato da vescovi, preti e ricchi laici cattolici americani ultraconservatori, che ha avviato un’inchiesta conoscitiva sui cardinali elettori del Papa al fine di orientare il prossimo conclave nella scelta di un personaggio favorevole al “capitalismo sfrenato” e alla restaurazione dell’ordine cattolico, profanato da Francesco, per la sua posizione assunta sul primato della coscienza, tema già sostenuto con forza dal teologo gesuita Karl Rahner al tempo del Concilio, sull’ecumenismo, sul dialogo interreligioso e in specie con l’Islam, sui temi ambientali ed economici e sull’apertura alla Cina. L’ispiratore ed uno dei finanziatori di questo piano sarebbe Steve Bannon, l’ex ideologo di Donald Trump (Cfr, G. POLETTO, Papa Francesco sotto assedio, in “L’Adige”, 1 ottobre 2019).
In merito all’enciclica Laudato sì sull’ecologia, i tradizionalisti contestano a Papa Francesco la mancanza di un serio fondamento teologico. La stessa mancanza , a suo tempo, fu contestata anche a Benedetto XVI per l’enciclica Caritas in Veritate (7 luglio 2009) che tratta di giustizia sociale e di ecologia. Allora Benedetto XVI rispose con un appunto inedito ben argomentato, pubblicato in esclusiva il 4 ottobre scorso da Huffington Post. In esso il Papa emerito, in sintesi, scriveva che “giustizia sociale ed ecologia sono temi centrali nel magistero della Chiesa” che perciò ha il dovere di indicare “come si deve agire in questi settori per creare giustizia, la quale da parte sua suppone la corrispondenza alla verità sull’uomo e sul bene comune” . Sono parole che Benedetto XVI scrisse dieci anni fa , ma sembra di leggere quelle di oggi del suo successore.(Cfr, M. A. CALABRO’, “Perché il Papa si deve occupare di ecologia, in “Huffington Post”, 4 ottobre 2019).
Senèze, nel suo libro, prende chiaramente posizione contro i complottisti e a favore di Francesco. Lo stesso fa il giornalista Martel il quale sostiene che “gli oppositori di Francesco sono dei nostalgici o dei ferventi sostenitori dell’ex Papa Benedetto XVI e che la guerra contro Francesco non ci sarà, non solo perché non ci sono né eserciti, né generali e nemmeno soldati” ma principalmente perché “la stragrande maggioranza dei fedeli cattolici in tutto il mondo lo adora” (C’è un “complottino”, cit). Questo consenso “dal basso” non è irrilevante , poiché il Concilio Vaticano II ha sottolineato l’importanza del “senso della fede del popolo di Dio”. A tutto ciò va aggiunto che Francesco è uomo determinato, gode di buona salute, è sostenuto da una grande fede e ha dimostrato di reggere bene psicologicamente alle aggressioni, “mostrando –nota il teologo Andrea Grillo- una tale superiorità, non solo di carattere , ma direi di cultura e di esperienza, rispetto ai suoi critici, che può facilmente trovare le risorse personali ed istituzionali per resistere all’assedio” (“Il magistero dell’Amazzonia può vincere lo scettiscismo” , intervista ad Andrea Grillo a cura di P. MELE, in “Confini” del 5 ottobre 2019). Perciò Francesco è fermamente deciso a continuare e ha confidato ad un amico latinoamericano: “Conservo sempre la pace interiore che mi è venuta al tempo del Conclave , è un dono dello Spirito che mi è arrivato dall’inizio del pontificato e che sento fino ad oggi” (M. POLITI cit, p.214).
Anche padre Arturo Sosa , generale dei gesuiti, ha confermato che “ci sono persone dentro e fuori la Chiesa , che vorrebbero le dimissioni di Francesco, ma non lo farà: Credo che la strategia finale sia incidere sull’elezione del prossimo pontefice” (G. G. VECCHI, Il Papa e la destra cattolica Usa: “E’ un onore che mi attacchi”, in “Corriere della Sera”, 5 settembre 2019).
I nuovi Cardinali
Il pontificato di Francesco ha in sé qualcosa di drammatico perché, come ammette padre Spadaro, “ci sono cardinali che attaccano il Papa e atei che lo sostengono” Cfr, M. POLITI cit, p. 214). Egli però va avanti con serenità perché è un uomo libero che accompagna le parole con gesti che sono più potenti delle parole. I suoi avversari sanno che ha creato situazioni ormai irreversibili. Il politologo Gian Enrico Rusconi ritiene che il pontefice “con la nomina dei nuovi cardinali e l’apertura del Sinodo dei Vescovi sull’Amazzonia […] sembra deciso a imporre la sua linea dottrinale e pastorale ai dissidenti […] perché è convinto che la sua linea sia quella vicina al popolo di Dio, mentre quella conservatrice sia autoreferenziale” (La Chiesa sfida i dissidenti, in “La Stampa”, 5 ottobre 2019).
Il 1° settembre scorso, durante la recita dell’Angelus domenicale, Francesco ha annunciato la nomina di nuovi 13 cardinali, 10 con meno di 80 anni e 3 oltre gli 80. Il profilo dei nuovi cardinali mira a rimarcare lo spirito universale e missionario della “Chiesa in uscita” che, ha detto il Papa durante i Vespri solenni del 1° ottobre scorso, “non perde tempo a piangere le cose che non vanno”, ma vuole dialogare con il mondo moderno. Secondo l’Arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, “per Francesco non c’è un mondo da conquistare, ma occorre invece sapere cogliere i semi di Dio che già sono in esso ”(M. POLITI cit, p. 220).
Nelle nomine dei nuovi cardinali il Papa ha voluto anche dare segnali precisi. La scelta del gesuita padre Michael Czerny , collaboratore di Francesco come Sotto Segretario della sezione Migranti e Rifugiati, come quella di Matteo Zuppi, ambedue paladini dell’accoglienza, sono una risposta puntuale alle ultradestre. Padre Czerny, consacrato Vescovo dal Papa, il 4 ottobre scorso, insieme ad altri tre Nunzi Apostolici , ha messo nel suo stemma una barca stilizzata con dentro dei migranti con in basso la scritta latina di Sant’Ignazio suscipe (accogli). “Uno stemma cardinalizio -scrive Andrea Grillo- diventa una ermeneutica ecclesiale e culturale di prima qualità. E puoi esibire tutti i rosari del mondo, puoi invocare tutti i cuori immacolati che conosci, ma quella immagine ti si pianta nella carne e non ti dà più tregua” (La barca del cardinale: disimparare e reimparare i simboli, in www.cittadella editrice.com, 6 ottobre 2019). La nomina di Höllerich, invece, ha anche una valenza politica perché, alla vigilia delle elezioni Europee, in un articolo su “La Civiltà Cattolica” (Verso le elezioni europee, n.4019, pp. 105-117), egli ha messo in guardia dal rischio di un’avanzata populista e sovranista, mentre quella di Fitzgerald è un riconoscimento, anche se tardivo, per la sua opera svolta a favore dell’Islam da responsabile del Consiglio per il dialogo interreligioso fino al 2006, quando fu esonerato e spedito Nunzio in Egitto da Benedetto XVI (Cfr, G.P. SALVINI, Tredici nuovi Cardinali al servizio della Chiesa, in “La Civiltà Cattolica, n. 4062, 2019, pp. 519-522). Anche la nomina di Criistòbal Lopéz Romero, arcivescovo di Rabat nel Marocco in terra musulmana, intende rafforzare il dialogo interreligioso e dare un segno di riconoscenza all’Islam moderato (Sono il simbolo del dialogo aperto con l’Islam, intervista di D. AGASSO jr, in “La Stampa” 5 ottobre 2019). Attualmente i cardinali con diritto di voto sono 128; quelli nominati da Papa Francesco sono 67, mentre quelli nominati da Benedetto XVI e Giovanni Paolo II sono rispettivamente 42 e 19.
Conclusione
“Da museo a giardino” è il titolo di un volumetto di Andrea Grillo (Cittadella Editrice, Assisi, 2019). L’immagine, molto significativa, mette in evidenza la differenza tra il museo “che conserva e protegge reperti rari” per ricostruire il passato, e il giardino che invece va curato ogni giorno e
cambia continuamente. La Chiesa non è un museo ma è una realtà viva che opera in un mondo in continua trasformazione e perciò bisognosa di essere curata come un giardino. Giovanni XXIII, aprendo il Concilio Vaticano II, precisò che compito del Concilio non era “condannare errori ma indicare la strada di come far vivere oggi il Vangelo di Gesù”, adottando una forma espositiva prevalentemente pastorale” ( Gaudet ecclesia, n. 6: In che modo va sviluppata oggi la dottrina, n. 5), Se i contestatori di Bergoglio riflettessero sull’immagine del “museo e del giardino” e sulle parole di Giovanni XXIII forse si renderebbero conto della vacuità e sterilità delle loro obiezioni!

Pantaleo Dell’Anna

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