“Pellegrini” nella nostra terra

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Le missioni mariane, si sa, si svolgono da sempre e da sempre generano ritrovo e movimento di popolo. Intorno alla presenza dei religiosi che giungono per la missione si crea un intenso cerchio di gente e il tempo, in quei giorni, è scandito dalla preghiera, dalla riflessione e da una frequenza più assidua ai sacramenti. I fedeli si soffermano ad ascoltare i messaggi portati e sgranano il rosario con più assiduità. Per un po’ di giorni il luogo coinvolto dalla missione, la chiesa, è colmo di volti e speranze, intime parole, sogni, paure, desideri, ringraziamenti. Così è stato per la parrocchia della Beata Vergine Maria Addolorata (Cenate) dove il 10 maggio è arrivata da Mira (Venezia) la statua della “madonna pellegrina”, portata dagli “Araldi del Vangelo”. L’effige, collocata in un angolo della chiesa, ha richiamato persone e cuori, grandi e bambini, famiglie e gruppi.
Il profumo dell’incenso, i fiori, le luci, le considerazioni scaturite dalle celebrazioni, i pensieri scavati dentro dal rosario incessante, sgranato dalla gente seduta tra gli scanni mattina e sera, il senso di pace e serenità che ha pervaso l’atmosfera di questi giorni, sono stati il miracolo vissuto per tante persone in questa occasione, una goccia d’acqua per chi si sente solo, per chi non sa come convivere con una malattia, per chi è deluso, per chi non ha niente e ha perso tutto, per chi non sa a chi rivolgersi per una manciata di felicità e di giustizia.
Fuori dal piazzale, lì, lungo la strada chiusa al traffico, scorrevano figure umane prese per mano che si avviavano in chiesa, con il bagaglio pieno di preoccupazioni e ansie. Madri con i piccoli, anziani in comitiva, coppie di sposi e fidanzati, associazioni di volontariato, ragazzi e giovani con strumenti musicali, tutti in cammino sulla strada di questa piccola donna, autrice del Vangelo. Già dalla strada si sentiva cantare e sorridere, già dalla città, dal mondo intero si percepiva il suono del coraggio e della speranza. Già adesso occorre andare e farsi pellegrini. Dove? A casa nostra!
Grazie a don Riccardo Personè per quei suoi piedi lesti e veloci, per quel pianto scioccante in mezzo alla piazza gremita di gente, per averci ricordato che occorre camminare, senza fermarsi mai, sul sentiero dell’altruismo, con il bastone solido dell’amore.

Rosi Fracella

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