“… resta la speranza che a scuola, i nostri figli, veramente siano in buone mani”

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“Dimmi e io dimentico;
mostrami e io ricordo;
coinvolgimi e io imparo.”
(Benjamin Franklin)
Succede così che un bambino di soli nove anni, un giorno, tornando a casa da scuola, chieda di poter avere in dono un libro…I Promessi sposi, di A. Manzoni.

I conti non tornano: io a mio figlio ho raccontato decine e decine di racconti, fiabeschi, storici, d’avventura; gli ho parlato di uomini e donne del passato, fantastici o realmente esistiti, di personaggi biblici e di ciò che hanno da insegnarci, ma – a dir la verità- a quel racconto lì io, mai, ho fatto cenno.
Mi stupisco nel sentirlo parlare di Renzo e Lucia, di Agnese, di don Abbondio e di Perpetua, del Nibbio, dei bravi e di don Rodrigo, dell’Innominato, della monaca di Monza, di Azzeccagarbugli e di frate Cristoforo; a ciascuno egli abbina un nome…quello di un compagno, ripete a memoria i dialoghi, si avventura anche in qualche citazione… allora tutto è chiaro!
Per giorni e giorni, in quell’angolo di scuola di via Crispi, un’aula si è trasformata nelle pagine di un libro, anzi…no: le pagine di quel libro hanno preso vita in un’ aula, in cui i nostri bambini, studenti delle classi IV C e D, sono diventati i protagonisti di quel romanzo, non hanno solo ascoltato la storia, non l’hanno imparata a memoria, ma l’hanno messa in scena!
E li rivedo tutti, uno per uno, in costume, apparire sul palcoscenico, intervenire con le battute adatte, muoversi disinvolti, eleganti, divertenti.
Mi lascio trasportare dalla musica delle parodie, inserite tra una scena e l’altra, mi emoziono quando tutti insieme suonano con i flauti Dolce sentire, ma, soprattutto …sogno sulle prime note di Beautiful that way (La vita è bella).
La sorpresa più grande è che a suonare non sono strumenti ma i corpi dei bambini stessi, utilizzati a mo’ di percussioni insieme a dei semplici bicchieri colorati.
Mi piace pensare che il messaggio più grande sia stato proprio affidato a questa body-percussion: ciò che viene insegnato a scuola non può rimanere chiuso in un libro ma deve avere …ri-percussioni- nel senso positivo del termine- nella vita, deve prendere vita…..diventare vita!
Ed ecco che sul palcoscenico rimane una maestra che ha ancora qualcosa da dire ai suoi alunni “Dio non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande”
Che bella lezione di fiducia: quando, strada facendo, abbiamo l’impressione di arrivare in un vicolo cieco, dobbiamo essere certi che ci sarà pure una via d’uscita, che sarà tanto più grande e più luminosa quanto più ci siamo impegnati a cercarla!

“Sorridi, senza una ragione
Ama,come se fossi un bambino
Sorridi…
perchè la vita è bella così.
…Aspetta, prima di chiudere le tende
C’è ancora un altro gioco da giocare
e la vita è bella così.”
Già, aspetta, “non chiudere le tende”… “oltre il sipario” del cuore resta la speranza che a scuola, i nostri figli, veramente siano in buone mani: quelle di maestre-registe che bandiscono dal loro cast la noia – che manda in crisi gli studenti a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico – e scelgono, come protagonista principale, una scuola interessante, in cui «nutre la mente soltanto ciò che la rallegra», una scuola che ti viene cucita addosso come un bel costume, una scuola che insegna che ogni vita è una vita irripetibile, fatta per la grandezza, una scuola che aiuta a scoprire i propri talenti e a spenderli, una scuola che incanta, meraviglia….di quelle che non vedi l’ora che arrivi domani e suoni la campanella.
Allora siamo pronti, tutti in prima fila: sia di scena la bellezza!

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