SESSUALITA’, MATRIMONIO E CELIBATO

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Dal numero di Gennaio-febbraio 2019 di “Anxa” si riporta l’articolo di Pantaleo Dell’ANNA

Il nuovo anno, il 2019, è l’anno che impegnerà Papa Francesco in scelte molto importanti. Tra i tanti avvenimenti in programma, due rivestono una rilevanza particolare. Il primo in ordine di tempo (21- 24 febbraio) è la riunione, convocata dal Santo Padre, dei presidenti delle Conferenze episcopali del mondo. Essa esprime una sinodalità dal basso in quanto i presidenti delle conferenze episcopali, ad eccezione dell’Italia, sono eletti dai Vescovi per cui avrà una autorevolezza unica. L’assemblea, che si propone di discutere “sulla prevenzione degli abusi su minori e adulti vulnerabili” commessi dal clero che, secondo le statistiche, riguardano il
4 o 5 % di esso, ha creato, secondo quanto scrive Andrea Tornielli nell’editoriale su “L’Osservatore Romano”, una “attesa mediatica eccessiva, come se si trattasse di un evento a metà strada tra un concilio e un conclave” (Incontro tra Pastori con l’obiettivo della concretezza, 11 gennaio 2019). Il fenomeno delle violenze sui minori, pur comportando una crisi del clero, è principalmente, come scrive Alberto Melloni, “l’esito del comportamento di vescovi prima impotenti e poi illusi che bastasse ripetere frasi come tolleranza zero e vergogna per guarire una piaga che non si poteva risolvere accentrando processi a Roma” (I capi dei Vescovi contro gli scandali: la verità dal vertice, in “La Repubblica” , 31 dicembre 2018). Scopo della riunione è perciò, continua Tornielli, che “ognuno di coloro che vi prenderanno parte possa far ritorno al proprio Paese avendo assolutamente chiara che cosa bisogna fare e non fare di fronte a questi casi[…] per far sì che mai più nessun caso venga coperto o insabbiato”. Papa Francesco, incontrando il Comitato promotore il 16 gennaio, ha precisato che non è “un convegno di studi ma una riunione di pastori, un incontro di preghiera e discernimento”, come ha riferito il Direttore pro-tempore della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti.
L’altro appuntamento rilevante è il Sinodo dell’Amazzonia previsto per il prossimo ottobre a Roma. Esso, per sopperire alla mancanza di clero e per consentire alla popolazione amazzonica una partecipazione più frequente alla celebrazione dell’Eucaristia, che è il perno della vita cristiana e perciò conta più del celibato ecclesiastico, dovrà decidere se ammettere alla ordinazione sacerdotale uomini già sposati, i cosiddetti viri probati. I preti, quindi, verrebbero scelti non solo fra coloro che hanno una vocazione celibataria, che forse andrebbe testata più a lungo di come si fa adesso, ma anche fra chi ha una vocazione coniugale. La proposta, se accolta, potrebbe portare a discutere, in un secondo tempo, la legge del celibato obbligatorio per il clero di rito latino, dal momento che il matrimonio è invece ammesso per il clero cattolico di rito orientale.
Ognuno di questi appuntamenti comporta decisioni molto importanti che possono diventare un avvenimento simbolo di questo pontificato e decisivo per il futuro della Chiesa. La presenza di una minoranza di cattolici fondamentalisti, in prevalenza americani, a cui si associa “il sordo brontolio della Curia romana”, secondo l’espressione di Raniero La Valle (Cfr. Gli sbagli su Dio sul blog chiesadituttichiesadeipoveri.it, del 7 dicembre 2018), che resiste a ogni innovazione, non ostacolerà il cammino delle riforme già in cantiere che sono tante: dall’unità vera delle Chiese, al presbiterato e al rinnovamento antropologico, dal primato dell’amore, alla comunione delle fedi, alla salvezza dei migranti, dei poveri, degli stranieri” (Ivi). La sessualità, come aspetto rilevante del matrimonio e come oggetto dell’educazione sia nei seminari che nelle molteplici strutture sociali, è uno di questi temi forti, già affrontato nella Costituzione Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II e che ha avuto uno sviluppo superiore alle attese con Papa Francesco.

Chiesa e sessualità prima del Vaticano II
Per secoli la Chiesa ha avuto un atteggiamento fortemente negativo nei confronti del corpo quindi anche nei confronti della sessualità. Ciò era dovuto alla convinzione della superiorità della verginità e del celibato rispetto al matrimonio. Questa convinzione si ispirava al dualismo platonico secondo il quale l’essere umano è formato da anima, sede della parte alta, razionale dell’uomo, e corpo, sede della parte bassa e istintuale. Nei primi secoli del cristianesimo è Sant’Agostino (354 – 430), pastore e teologo, che affronta il tema della sessualità, focalizzandolo sull’amore coniugale e sulla verginità. Egli delinea una concezione della sessualità destinata, pur con successivi sviluppi, a durare secoli. Nel paradiso terrestre il sesso, secondo Agostino, era sottomesso alla ragione ma, dopo il peccato di Adamo ed Eva, esso si ribellò alla ragione e rimase finalizzato alla procreazione nel matrimonio. In questa visione la copula coniugale, pur provocando piacere, non era peccato in sé perché finalizzata a generare, tranne che non si trasformasse in ricerca esclusiva del piacere. Alla base del pensiero agostiniano c’è la confutazione della teoria di Pelagio (360-420) il quale negava l’esistenza del peccato originale e quindi le conseguenze che da esso poi derivano. Sant’Agostino invece seguiva San Paolo per il quale la concupiscenza è conseguenza del peccato originale e induce la carne, ossia l’istinto sessuale, a contrapporsi allo spirito. Il collegamento tra peccato originale e sessualità, ribadito poi dal Concilio di Trento, ha contribuito a dare un significato negativo alla vita sessuale.
Il Concilio di Trento (1545 – 1563) trasformò il rapporto di coppia, da evento sociale e naturale, in un legame sacro. Il matrimonio fu elevato alla dignità di sacramento, il vincolo divenne indissolubile e ne furono precisati i fini. Fu sancito come fine primario del matrimonio la procreazione e l’educazione della prole, come fine secondario la mutua assistenza e il “remedium concupiscentiae”. E’ in questo contesto che veniva riaffermata la superiorità della verginità e del celibato rispetto al matrimonio.
Nei dibattiti e nei documenti ufficiali perciò non venne data sufficiente attenzione all’amore coniugale che si esprime nella sessualità e che aiuta gli sposi a crescere nel loro rapporto intimo e nella loro complicità affettiva, trovando la loro identità nel donarsi l’uno all’altra.

La sessualità secondo Papa Francesco
Nel secolo precedente il Concilio Vaticano II, l’argomento matrimonio non ha interessato granché nè la teologia, nè il magistero perché ormai su di esso era stato raggiunto un assetto che era bene non mettere in discussione. La forma canonica, introdotta nel Concilio di Trento con il decreto Tametsi, che regola la celebrazione del matrimonio, è restata immutata fino al 1917, anno della promulgazione del Codice di diritto canonico. I documenti magisteriali successivi sono sostanzialmente a difesa della impostazione tridentina. Il Concilio Vaticano II a questo riguardo segna un punto di svolta perché, oltre a innovare il linguaggio, recupera antichi valori dimenticati o trascurati nel corso dei secoli e introduce una visione del matrimonio e della sessualità più comprensiva della vita di coppia. La Costituzione conciliare Gaudium et spes, nel capitolo I della parte seconda: Dignità del matrimonio e della famiglia e sua valorizzazione, chiarisce innanzitutto che la persona è più importante del contratto e quindi “che gli atti che sono propri del matrimonio […] sono onorabili e degni […] e favoriscono la mutua donazione che essi significano” (n.49); contemporaneamente precisa che i due fini del matrimonio, gerarchizzati dal Concilio di Trento, sono invece sullo stesso piano ed hanno pari dignità. Infatti il matrimonio “non è stato istituito soltanto per la procreazione, ma il carattere stesso di patto indissolubile tra persone e il bene dei figli esigono che anche il mutuo amore dei coniugi abbia le sue giuste manifestazioni, si sviluppi e arrivi a maturità” (n. 50). Vi è quindi una connessione inscindibile voluta da Dio che l’uomo non può rompere, tra i due aspetti dell’atto coniugale: quello unitivo e quello procreativo. Con l’avvento di Papa Francesco siamo davanti ad un notevole cambio di passo rispetto al passato. Egli ha convocato due Sinodi per riflettere sul matrimonio e sulla famiglia. Con l’Esortazione apostolica postsinodale Amoris Laetitia (19 marzo 2016), che “ha certamente un carattere innovativo, soprattutto per il tono delicato, lo stile concreto e il registro equilibrato” (M. GRONCHI, Amoris Laetitia Milano, Ed. San Paolo, 2016, p. 84), egli è intervenuto su un tema cruciale, il sesso, specificando che la sessualità è un dono di Dio ed ha due scopi: amarsi e generare la vita ed è “espressione della gioia dell’amore” (Ivi, p. 83). Ai nostri progenitori Adamo ed Eva infatti il Signore, mettendoli assieme, disse: “l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno un’unica carne” (Gen. 2, 24) ossia una sola persona. Questa è l’essenza della sessualità che deve essere vissuta nella dimensione dell’amore tra l’uomo e la donna per tutta la vita. Una dimensione in cui ci si affida e ci si consegna per sempre l’uno all’altra. Il Papa ci parla con semplicità e naturalezza, “da uomo risolto”, di ciò che avviene in una coppia, del valore e della funzione della sessualità all’interno del matrimonio nel rapporto d’amore fra un uomo e una donna, in cui, per dirla col Manzoni, l’amore viene comandato e chiamato santo. Nel matrimonio, quindi, sono inscindibili amore e sessualità che è la concreta estrinsecazione del dono pieno di sé all’altro/a, un dono che, se è autentico, si rinnova continuamente senza esaurirsi mai e che, pur tra gli inevitabili alti e bassi della vita, è sorgente di forza vitale che implica un continuo cercarsi, capire e capirsi e modificarsi. In questo contesto Papa Francesco, superando di slancio una mentalità retriva, riconosce e attribuisce alla sessualità la dignità di “dono di Dio”.
In due capitoli, il quarto: L’amore nel matrimonio e il quinto: L’amore che diventa fecondo, con stile incisivo e originale, il Papa racconta l’amore precisando che “la grazia del sacramento del matrimonio è destinata prima di tutto a perfezionare l’amore dei coniugi” (n. 89).
La relazione amorosa tra l’uomo e la donna rende la coppia nel matrimonio interlocutrice dell’intera creazione e testimone dell’amore di Dio. E inoltre, poiché l’amplesso fra un uomo e una donna è, come indicato nel Nuovo Testamento, segno del rapporto fra la Chiesa e Cristo, esso è carico di un profondo significato spirituale. Infatti “Dio stesso ha creato la sessualità, che è un regalo meraviglioso per le sue creature” per cui “il bisogno sessuale degli sposi non è oggetto di disprezzo” (n. 150). Significativa a tal proposito la testimonianza di una anziana coppia australiana, Ron Mavis Pirola, che aveva partecipato al primo Sinodo sulla famiglia e che alla “platea di vescovi e cardinali”, commentava: “Il matrimonio è un sacramento sessuale che ha la sua espressione più completa nel rapporto sessuale. Siamo sposati da cinquantacinque anni e ancora innamorati. L’attrazione che abbiamo avvertito e che ha continuato a tenerci uniti era essenzialmente sessuale” “(I. INGRAO, Amore e sesso ai tempi di Papa Francesco, Piemme, Milano, 2014, p. 126). Ancora una volta Francesco, valorizzando l’amore anche fra le coppie avanti negli anni, riesce ad andare oltre gli stereotipi ed i luoghi comuni secondo cui, ad una certa età, le effusioni e le manifestazioni erotiche tra marito e moglie sarebbero fuori luogo.
La sessualità non è impoverimento dell’amore, ma consapevolezza che l’amore abbraccia anche il corpo che è reso partecipe dell’amore spirituale e non è un fastidioso fardello, né va opposto allo spirito perché la persona umana è spirito e corpo insieme in un tutto inscindibile. L’uomo, nel suo agire, non deve separare ciò che Dio ha unito, ha santificato attraverso l’Incarnazione del suo Figlio ed ha reso, come dice San Paolo, tempio dello Spirito Santo.
L’elogio più bello della sessualità Francesco lo ha fatto rispondendo il 17 settembre 2018 alle domande di due giovani della diocesi francese di Grenoble-Vienne, Therese e Manon che lo avevano interpellato sulla sessualità. Egli così ha risposto: “La sessualità è un dono di Dio[…] ha due scopi: amarsi e generare la vita. E’ una passione, è l’amore appassionato[…]. L’amore fra un uomo e una donna, quando è appassionato, ti porta a dare la vita per sempre . E a darla con il corpo e l’anima[…]. Questa è la sessualità vera. Mai staccarla dal posto tanto bello dell’amore” (Discorso di Francesco ai giovani della diocesi di Grenoble-Vienne –Francia).

Il celibato dei preti della Chiesa latina
Sessualità e celibato obbligatorio dei preti della Chiesa latina sono due temi connessi, sui quali in questi ultimi tempi è in atto un’accesa discussione. Recentemente è stato pubblicato un libro dal titolo: Lui Dio e Lei. Il problema del celibato nella Chiesa del vaticanista Enzo Romeo (Rubettino, Catanzaro, pp. 254, 2018). L’introduzione: Lo “spretato”: una vita, due vocazioni è del giornalista e teologo Gianni Gennari che, dopo alcuni cenni sulla sua doppia vocazione al sacerdozio e al matrimonio, rifiuta il termine spretati, accetta quello di preti sposati e sorprende perché, nonostante la sua condizione di prete sposato, è “favorevole al celibato dei preti”. A tal proposito egli dice: “Se si intende che apprezzo, stimo e ritengo un grande dono il celibato vissuto gioiosamente già in terra per il Regno dei cieli, anche dai preti cattolici, è vero. Se si intende invece che sarei contrario all’ammissione al presbiterato anche di uomini sposati, come avviene in tutte le chiese cristiane, comprese le quasi venti chiese cattoliche di rito orientale salvo la Chiesa di rito latino, allora è falso” (pp. XVIII – XIX).
In questi ultimi anni diversi segnali hanno evidenziato che nella Chiesa cattolica è avvertito il problema dei preti sposati. In due occasioni Papa Francesco ne ha incontrati alcuni. La prima volta il 10 febbraio del 2015 quando, nella Chiesa di Santa Marta, ha concelebrato con sette preti che festeggiavano il loro 50° di sacerdozio, a cui erano presenti anche cinque preti sposati. La notizia fu data dallo stesso Papa in una riunione del clero romano il 19 successivo. In quell’occasione, alla domanda del teologo Don Giovanni Cereti, se i preti sposati possano essere riammessi a celebrare la Messa, il Papa rispose che il problema è presente nella sua agenda. Il secondo incontro lo ha avuto il 10 novembre 2016, durante l’anno della misericordia, nell’estrema periferia romana a Ponte di Nona in casa di Andrea Villani , ove si è intrattenuto per circa due ore con 7 sacerdoti accompagnati da mogli e figli (cfr . E. ROMEO cit. pp. 153 – 163).
Il Cardinale Parolin, Sgretario di Stato vaticano, in una intervista al quotidiano “America Oggi”
del 2 ottobre 2018, parlando del celibato dei preti, ha detto che la legge vigente è valida e fonte di santità, ma non è coessenziale al ministero presbiterale. (Sul celibato dei preti cfr. il mio articolo: Il celibato dei preti scelta o imposizione?, in “Anxa”, maggio-giugno 2011, pp. 33 – 34). In questo nuovo clima di dialogo l’associazione italiana Vocatio, che riunisce circa 300 sacerdoti sposati, il 7 ottobre scorso, ha inviato al Santo Padre, al Presidente della CEI e a tutti i Vescovi una lettera nella quale, dopo una premessa storico-teologica, dichiarava la disponibilità dei suoi associati ad esercitare “una presenza attiva nella pastorale diocesana in ragione delle esperienze e delle competenze acquisite” ed anche “il loro carisma presbiterale a servizio della comunità”. Una richiesta, questa, che alcuni anni fa sarebbe stata impensabile. Il Papa, nel volo di ritorno dal Panama (Domenica 27 gennaio 2019), rispondendo ad una domanda della giornalista Carolina Picozzi di “Paris Match” si è detto non favorevole al celibato opzionale, pur lasciando aperta la porta all’ordinazione presbiterale dei viri probati e riconoscendo che i vescovi, i preti anglicani e quelli orientali di rito greco passati nella Chiesa cattolica, continuano ad esercitare il ministero, pur rimanendo coniugati. Si ha l’impressione che il Papa su questo argomento voglia sentire il parere dei Vescovi che ha più volte invitato a prendere posizioni coraggiose. Il problema però non è tanto se abolire o meno il celibato obbligatorio, ma piuttosto se, chi ha ottenuto la dispensa dagli obblighi sacerdotali, possa essere ministro straordinario dell’Eucaristia o diacono permanente come lo sono oggi tanti laici. Inoltre, se possono ricevere l’ordinazione sacerdotale i viri probati, perché non si può concedere ai preti sposati di esercitare il ministero presbiterale, arricchendo così la pastorale di esperienze vissute e non solo acquisite sui libri ?
Il celibato ecclesiastico, per una serie di motivi, talvolta diventa un peso anche per chi lo ha accettato con gioia. Ne sono prova sia i preti che lasciano il sacerdozio, sia i dati che circolano sulla fedeltà dei preti all’obbligo del celibato. In causa vengono chiamati i criteri di formazione dei seminari nei quali è assente ogni traccia di educazione sessuale. I seminari erano e, forse lo sono ancora, un ambiente asfittico, solo maschile che mirava a reprimere le pulsioni sessuali, ad evitare ogni possibile tentazione al fine di preparare ad una scelta di vita celibataria. Il risultato era purtroppo un’insufficiente maturazione e un’incerta strutturazione e della personalità dei giovani preti unitamente ad una loro fragile identità sessuale. Francesco, nella riunione dei capi dicastero della Curia Romana del 13 novembre 2017 che aveva all’ordine del giorno: la formazione dei nuovi preti, ha ribadito che è importante la formazione umana integrale, compresa quella affettiva, così da formare pastori capaci di vivere in mezzo alla gente e di condividerne attese, gioie e ferite. Recentemente, il 15 settembre scorso, il Cardinale canadese Marc Quellet, Prefetto della Congregazione dei Vescovi, a margine dell’assemblea dei Presidenti delle Conferenze Episcopali Europee a Poznan (Polonia), ha affermato, a proposito dei Seminari, che si avrebbe bisogno “di una partecipazione di più donne per l’insegnamento, il discernimento dei candidati, per l’equilibrio dell’affettività”. Forse qualcosa comincia a muoversi in questo senso.

Conclusione
“La svolta coraggiosa di Papa Bergoglio”, scrive Dacia Maraini (“Corriere della Sera”, 5 febbraio 2019), “cancella secoli di diffidenza nei confronti del piacere sessuale” che non considera più “ostacolo alla spiritualità” ma, compreso bene, “un mezzo per l’ascesi”.
Aver finalmente superato la visione sessuofobica, che tanti guasti ha arrecato fino ad oggi e aver portato uno sguardo sereno e positivo sulla vita di coppia non può che fare bene al matrimonio e alla vita degli sposi. Inoltre credo incoraggi i giovani a guardare con rinnovato slancio, fiducia e consapevolezza al sacramento del matrimonio, sentendosi capiti e accolti come persone con le loro fragilità.
Allo stesso tempo una formazione seminariale più completa ed efficace, volta alla maturazione piena dei soggetti in formazione, perché ciascuno di essi diventi “persona risolta”, avvertita e sottolineata autorevolmente da più parti, non sembra più differibile. Se a ciò si aggiunge che in Italia ormai non è più sporadica, ma sempre più significativa la presenza di preti che, passati al cattolicesimo da altre confessioni, restano sposati e che non appare più così lontana la prospettiva della ordinazione di viri probati, abbiamo la significativa testimonianza di una Chiesa in cammino, che è uscita dal perimetro difensivo in cui si era assurdamente rinchiusa. Tutto questo ci lascia intravvedere sempre più una Chiesa dal volto umano in ascolto e in dialogo col mondo e che perciò infonde fiducia e speranza nel Popolo di Dio.

Pantaleo Dell’Anna

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